La protagonista di questo romanzo, una donna di mezza età vedova, va in visita di sua cugina Luise e suo marito Hugo nello chalet di montagna. Marito e moglie una mattina si recano a fare una visita nel vicino paesino senza fare mai più ritorno. La donna si addormenta. Il giorno dopo, dirigendoso verso il paese si accorge che è spuntata in mezzo al bosco una parete trasparente e invisibile che la divide dal resto del mondo. Non sapremo mai chi ha messo lì quella parete e perchè. Per la donna è l'inizio di una nuova vita fondata sul duro lavoro e sulla solitudine quasi totale. Stranamente la protagonista non sembra desiderare la compagnia umana, anzi la teme moltissimo. Piano piano sprofonderà in una sorta di trance, una vita basata sull'istinto che la rende sempre più simile ad un animale.
Un libro a metà tra la fantascienza e un "femminismo inconscio" che descrive con estrema poeticità la fusione totale di una donna con la natura che la circonda.
"Mi ero lavata la testa, e i capelli adesso volavano leggeri e voluminosi. L'acqua piovana li aveva resi morbidi e lisci. Davanti allo specchio li tagliai corti, fino a ricoprire appena le orecchie, e osservai il mio viso abbronzato sotto il casco di ciocche schiarite dal sole. Avevo un aspetto assolutamente estraneo, magro, le guance leggermente scavate. Le labbra si erano assottigliate, e quel volto estraneo mi parve segnato da una carenza segreta. Dal momento che non esisteva più nessuno ad amarlo, quel volto mi sembrò del tutto superfluo. Era misero e nudo, e ne provai vergogna e non volli più averci a che fare. Le mie bestie erano affezionate al mio odore, alla mia voce, e a certi gesti. Potevo tranquillamente deporre la mia faccia, non serviva più. Questo pensiero mi suscitò una sensazione di vuoto, dalla quale dovevo assolutamente liberarmi. Cercai un lavoro qualsiasi, dicendomi che nella mia situazione era puerile piangere la perdita di una faccia, tuttavia quel sentimento angoscioso d'aver perduto qualcosa di importante non si lasciò scacciare"
La scrittrice austriaca Marlen Hashofer racconta di aver lavorato al romanzo la mattina presto al tavolo di cucina prima che i bambini e il marito si svegliassero. Una figura particolare questa Haushofer, morta a 50 anni nel 1970, una donna a metà tra il desiderio di liberarsi e il buon senso che la spinsero a non abbandonare mai la famiglia per dedicarsi completamente alla scrittura. La sua biografia scarna è assai eloquente. Nel 1940 sposa Manfred Hausthofer, divorzia da lui nel 1953 ma i coniugi continuano a vivere insieme per il bene dei due figli maschi. Nel 1957 si sposa per la seconda volta con l'ex marito. Nel 1963 esce Die Wand (La Parete) con cui vince il premio letterario "Arthut Schnitzler" e dichiara: "Adesso a casa mi lasciano un po' più di pace per scrivere".
Se Terrence Malik ne facesse un film con Nicole Kidman come protagonista sarebbe il capolavoro.