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sabato, 26 gennaio 2008

Cosa fare a Bologna invece di andare ad ArteFiera



Come ogni anno mi sono recata in pellegrinaggio ad ArteFiera a Bologna. Se chi va alla Biennale di Venezia di solito dice ‘è stato bellissimo, mi sembrava di essere al Luna Park’, frase che include il fatto che si sia trattato di un’esperienza con una ‘partecipazione attiva’ da parte di chi fruisce, per cercare di capire, di interpretare quello che si vede, Arte Fiera invece è sempre più simile ad un circo, dove ci si siede e si guarda distratti e annoiati persone o animali che cercano in ogni modo di attirare la nostra attenzione.  Quest’anno a confermare questa mia impressione c’erano anche i palloncini e le scimmiette che si arrampicano sui muri. Arte Fiera è un gran caos in cui tutto viene ‘appeso alle pareti’, in mezzo al marasma c’è sempre qualcosa di assolutamente be
llo, ma anche le cose più belle (e ce ne sono) private di un qualsiasi tipo di contesto che dia loro il giusto spazio per manifestare il loro significato, si appiattiscono e diventa difficile riconoscerle e separarle dal resto. Quest’anno camminavo tra gli stand e facevo fatica a guardare le cose, a mettere a fuoco gli oggetti, davo la colpa alle poche ore di sonno o alla mia incapacità di concentrarmi.
E quindi che dire. Devo dire che ho trovato la fotocopia della fiera dell’anno scorso, le cose che mi hanno colpito sono state le stesse. Sono tornate le struggenti polaroid di Araki di cui ho parlato anche qui (se c’è un industriale tra i miei lettori il consiglio è, per favore accidenti, di comprarle tutte e subito prima che sia troppo tardi e che vengano divise e sparse a caso per il mondo). Tanti pezzi di Mimmo Rotella, sempre bellissimi, Holiday on Ice al primo piano il più stupefacente. Alcune stupende foto di Thomas Struth, quelle che fece quando girava il mondo fotografando la gente dentro ai musei, una serie interessantissima, ma le foto messe lì su un muro senza un contesto non permettevano di capire niente. Girando tra gli stand mi sono anche resa conto che ci sono dei ‘classici’ dell’arte contemporanea, oggetti che vengono riproposti da autori diversi ma che evidentemente incontrano i gusti del pubblico. Potrei mettere la mano sul fuoco che ogni hanno chi partecipa ad Arte Fiera potrà riconoscere: 1-Il pelosone (scultura pelosa enorme di forma varia), 2-Monocromi (quadri di un solo colore da scegliere in tono per abbinarsi al divano), 3-Donne inquietanti (ritratti di donne con sguardo da isteriche pazze omicide), 4-Il nudo (il nudo va sempre sia in forma di pittura, scultura o video). Quest’anno ho visto pochi autori del ‘900, e quindi meno De Chirico, Burri, Fontana, e meno transavanguardia che di solito sono quelli che vanno per la maggiore in quanto riconosciuti dalla critica ufficiale. 10 e lode a ConiglioViola che con la loro ‘Ci sarà’ salmodiata nella chiesa/Festival di San Remo con il Pippo nazionale fatto santo almeno strappano una risata sincera. Ho cercato a lungo i famosi autoritratti di Pete Doherty dipinti col sangue ma non li ho visti. In fiera si aggirava anche un'entusiasta Red Ronnie che faceva foto a tutto spiano,  lui è sempre così entusiasta per qualcosa...
Ma il bello doveva ancora venire.

 
Se per caso vi trovate a Bologna in questo periodo ci sono due posti che dovete assolutamente visitare:

Museo della strage di Ustica


Il 27 giugno 1980 il volo Bologna-Palermo IH870 esplodeva in cielo probabilmente colpito da un missile italiano. Nel 2008 ancora non si è fatta luce su cosa sia effettivamente successo. Lo stato italiano tace. Ma la fondazione ‘vittime della strage di Ustica’ non tace proprio per niente e ha affidato l’allestimento di un museo niente meno che e a Boltanski. Boltanski è un artista francese che lavora soprattutto sul tema della MEMORIA, componendo raccolte di oggetti. Boltanski usa il ricordo per la ricostruzione “visiva e fisica” dell’esperienza, non ha bisogno di ricorrere alla narrazione verbale, ma ricrea ambienti e situazioni, affianca volti e immagini, oggetti e fotografie. Nato a Parigi nel 1944, fin dagli anni Sessanta Boltanski opera attraverso le azioni di un archivista: selezionare, raccogliere, conservare, catalogare. Collezionare e mostrare oggetti, fotografie, in parole povere storie. Creando inventari dalle dimensioni spesso enciclopediche, Boltanski si appropria dei metodi dell’indagine scientifica; come in un museo etnografico, attraverso teche ed etichette, mette in scena l’onnipresente tema della memoria, del passaggio del tempo e degli aspetti effimeri dell’esistenza umana.
Entrando nella grande sala del museo della strage di Ustica si vede l’aereo i cui migliaia di frammenti sono stati raccolti, riordinati e fissati su una struttura metallica che ricostruisce la forma originaria dell’aereo. L’aereo è presente davanti ai nostri occhi ma allo stesso tempo è ‘esploso’ in migliaia di minuscoli pezzi. Dalle pareti partono delle voci sussurrate che recitano alcune frasi, si può immaginare che siano i pensieri sparsi e profondamente intimi dei passeggeri del volo. Riflessioni che anche a noi capiterà di fare ogni giorno, magari sull’autobus.
"da quando è morto il babbo mi senso così solo", “sono così fiera che mi abbiano scelto come madrina, domani al battesimo mi metto il vestito bianco”, “questa volta le stronzate le lascio a Bologna”, “da quando è morto Roberto non voglio più vivere”. Un’esperienza shoccante che fa venire la pelle d’oca. Una delle cose più forti a cui abbia mai assistito. Quella che mi è sembrata la frase più significativa e anche la chiave di lettura di tutta l’installazione è: “Ho lavorato così tanto che mi sono scordato di vivere”.
All’uscita della sala una gentile signora mi ordina di portarmi a casa un piccolo libro intitolato “Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH870”, in cui Boltanski ha fotografato e catalogato tutti gli oggetti che sono stati recuperati dalla strage: scarpe, borse, tazze, vestiti, documenti. Il DC9 portava a bordo 81 persone: 64 adulti, 11 ragazzi tra i 2 e i 12 anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d’equipaggio.


Personale di Luigi Ontani al MamBo

Lo dico subito così mi tolgo il pensiero. Io lo so che nessuno ci crederà ma mentre entravo alla mostra ho incrociato un signore molto elegante con i capelli bianchi legati a coda di cavallo, indossava una giacca e pantaloni di un elegantissimo color lillà e una stupenda spilla a forma di coppia di ciliegie. Insomma era proprio lui. Io sono andata in iperventilazione e penso che non mi perdonerò mai di non aver avuto con me la macchina fotografica. Okay, accantonato questo poco allegro siparietto, posso dire che la sua personale è davvero molto bella. Contiene 200 opere tra foto, sculture e alcuni video strepitosi a cui normalmente è impossibile accedere. Luigi Ontani è sicuramente uno dei più grandi artisti italiani, purtroppo poco conosciuto e molto sottovalutato in patria, mentre all’estero gli hanno sempre steso tappeti d’oro e petali di rosa.

Per altre informazioni su di lui rimando alla scheda del MamBo.

"Attraverso la maschera vado cercando gli eredi ideali di una ritualità che nel mondo è ovunque indipendentemente dalle condizioni attuali. La mia citazione è sempre a memoria, quindi in qualche modo elastica o addirittura maccheronica o sgrammaticata".

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 21:49 | link |
categorie: arte fiera
lunedì, 29 gennaio 2007

Arte Fiera Art First Art Fuck



Si conclude oggi lunedì 29 gennaio l’appuntamento annuale a Bologna con la più grande fiera mercato d’arte in Italia. La fiera ha il solito massiccio afflusso di pubblico eterogeneo e assurdo, dal pensionato a Marina Ripa di Meana, dalla famigliola in gita domenicale al punkabbestia.

Primo Premio Trash al video col gatto che si ingoia tutto un topo (morto) intero.

Secondo Premio Trash al video ‘Digestion’ in cui una graziosa ragazza rutta gentilmente per alcuni minuti.

Terzo Premio Trash al ritratto gigante di Papa Benedetto XVI con una bava multicolore che gli esce dalla bocca e si raccoglie in una pozza ai suoi piedi.

Da segnalare la galleria James Cohan di New York che presentava alcuni video di Bill Viola, come sempre affascinanti e inquietanti, senza dubbio qualcosa di ‘diverso’ rispetto a tutto il resto. Anche le gallerie dell’Est (Estonia, Lettonia, Lituania) cominciano lentamente ad inserirsi nel mercato dell’arte, dopo la Cina i luoghi più vivaci e creativi, da tenere d’occhio nei prossimi anni.

Davvero stupende le polaroid di Nobuyoshi Araki proposte dalla galleria Ca’ di Fra’ di Milano, forse il vero affare di Arte Fiera 2007. Il tizio con cui mi sono messa a parlare ha cercato in tutti i modi di vendermene tre a duemila euro invitandomi a chiamare amici e parenti perché ‘tra dieci anni ti ci compri un appartamento, scommettiamo?’. Al di là di questo le polaroid del fotografo che sembra Linus erano molto belle e molto più ‘pure’ di tutti i presenti.



Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 15:42 | link | commenti (3)
categorie: brevi, arte fiera