
Se per caso vi trovate a Bologna in questo periodo ci sono due posti che dovete assolutamente visitare:
Museo della strage di Ustica
Il 27 giugno 1980 il volo Bologna-Palermo IH870 esplodeva in cielo probabilmente colpito da un missile italiano. Nel 2008 ancora non si è fatta luce su cosa sia effettivamente successo. Lo stato italiano tace. Ma la fondazione ‘vittime della strage di Ustica’ non tace proprio per niente e ha affidato l’allestimento di un museo niente meno che e a Boltanski. Boltanski è un artista francese che lavora soprattutto sul tema della MEMORIA, componendo raccolte di oggetti. Boltanski usa il ricordo per la ricostruzione “visiva e fisica” dell’esperienza, non ha bisogno di ricorrere alla narrazione verbale, ma ricrea ambienti e situazioni, affianca volti e immagini, oggetti e fotografie. Nato a Parigi nel 1944, fin dagli anni Sessanta Boltanski opera attraverso le azioni di un archivista: selezionare, raccogliere, conservare, catalogare. Collezionare e mostrare oggetti, fotografie, in parole povere storie. Creando inventari dalle dimensioni spesso enciclopediche, Boltanski si appropria dei metodi dell’indagine scientifica; come in un museo etnografico, attraverso teche ed etichette, mette in scena l’onnipresente tema della memoria, del passaggio del tempo e degli aspetti effimeri dell’esistenza umana.
Entrando nella grande sala del museo della strage di Ustica si vede l’aereo i cui migliaia di frammenti sono stati raccolti, riordinati e fissati su una struttura metallica che ricostruisce la forma originaria dell’aereo. L’aereo è presente davanti ai nostri occhi ma allo stesso tempo è ‘esploso’ in migliaia di minuscoli pezzi. Dalle pareti partono delle voci sussurrate che recitano alcune frasi, si può immaginare che siano i pensieri sparsi e profondamente intimi dei passeggeri del volo. Riflessioni che anche a noi capiterà di fare ogni giorno, magari sull’autobus.
"da quando è morto il babbo mi senso così solo", “sono così fiera che mi abbiano scelto come madrina, domani al battesimo mi metto il vestito bianco”, “questa volta le stronzate le lascio a Bologna”, “da quando è morto Roberto non voglio più vivere”. Un’esperienza shoccante che fa venire la pelle d’oca. Una delle cose più forti a cui abbia mai assistito. Quella che mi è sembrata la frase più significativa e anche la chiave di lettura di tutta l’installazione è: “Ho lavorato così tanto che mi sono scordato di vivere”.
All’uscita della sala una gentile signora mi ordina di portarmi a casa un piccolo libro intitolato “Lista degli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH870”, in cui Boltanski ha fotografato e catalogato tutti gli oggetti che sono stati recuperati dalla strage: scarpe, borse, tazze, vestiti, documenti. Il DC9 portava a bordo 81 persone: 64 adulti, 11 ragazzi tra i 2 e i 12 anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d’equipaggio.
Personale di Luigi Ontani al MamBo

Lo dico subito così mi tolgo il pensiero. Io lo so che nessuno ci crederà ma mentre entravo alla mostra ho incrociato un signore molto elegante con i capelli bianchi legati a coda di cavallo, indossava una giacca e pantaloni di un elegantissimo color lillà e una stupenda spilla a forma di coppia di ciliegie. Insomma era proprio lui. Io sono andata in iperventilazione e penso che non mi perdonerò mai di non aver avuto con me la macchina fotografica. Okay, accantonato questo poco allegro siparietto, posso dire che la sua personale è davvero molto bella. Contiene 200 opere tra foto, sculture e alcuni video strepitosi a cui normalmente è impossibile accedere. Luigi Ontani è sicuramente uno dei più grandi artisti italiani, purtroppo poco conosciuto e molto sottovalutato in patria, mentre all’estero gli hanno sempre steso tappeti d’oro e petali di rosa.
Per altre informazioni su di lui rimando alla scheda del MamBo.
"Attraverso la maschera vado cercando gli eredi ideali di una ritualità che nel mondo è ovunque indipendentemente dalle condizioni attuali. La mia citazione è sempre a memoria, quindi in qualche modo elastica o addirittura maccheronica o sgrammaticata".

Si conclude oggi lunedì 29 gennaio l’appuntamento annuale a Bologna con la più grande fiera mercato d’arte in Italia. La fiera ha il solito massiccio afflusso di pubblico eterogeneo e assurdo, dal pensionato a Marina Ripa di Meana, dalla famigliola in gita domenicale al punkabbestia.
Primo Premio Trash al video col gatto che si ingoia tutto un topo (morto) intero.
Secondo Premio Trash al video ‘Digestion’ in cui una graziosa ragazza rutta gentilmente per alcuni minuti.
Terzo Premio Trash al ritratto gigante di Papa Benedetto XVI con una bava multicolore che gli esce dalla bocca e si raccoglie in una pozza ai suoi piedi.
Da segnalare la galleria James Cohan di New York che presentava alcuni video di Bill Viola, come sempre affascinanti e inquietanti, senza dubbio qualcosa di ‘diverso’ rispetto a tutto il resto. Anche le gallerie dell’Est (Estonia, Lettonia, Lituania) cominciano lentamente ad inserirsi nel mercato dell’arte, dopo
Davvero stupende le polaroid di Nobuyoshi Araki proposte dalla galleria Ca’ di Fra’ di Milano, forse il vero affare di Arte Fiera 2007. Il tizio con cui mi sono messa a parlare ha cercato in tutti i modi di vendermene tre a duemila euro invitandomi a chiamare amici e parenti perché ‘tra dieci anni ti ci compri un appartamento, scommettiamo?’. Al di là di questo le polaroid del fotografo che sembra Linus erano molto belle e molto più ‘pure’ di tutti i presenti.