Quando vedo una cosa che mi spaventa di solito si tratta di arte. Questa foto è una di quelle cose che definirei "inguardabili". Inguardabile sì, ma con il suo stile.
René e Radka, provengono rispettivamente da Colonia in Germania e da Praga nella Repubblica Ceca, dal 2001 vivono e lavorano insieme a Parigi.
Dopo i progetti fotografici realizzati con riviste di moda di fama internazionale e le campagne fotografiche pubblicitarie, i due autori hanno esteso il loro lavoro al campo dell’arte con la loro prima personale “Moonage daydream” nel 2006 a Berlino seguita da “Come and play with us” nel 2007 e “Under Water”nel 2009 a Parigi.
I soggetti da loro privilegiati sono la moda e i bambini.
Uno dei progetti più spaziali che abbia mai visto QUI, adesso.
Klein probes beneath the celebrity skin to create images for which manifest content and latent meaning are held in perpetual conflict. And for all the seductions of surface, his is a subcutaneous view that literally digs beneath the surface to portray the muscular and emotional tension underneath - exposing, if you want, the beast within. Tapping into the deeper currents of libidinal energy that flow through the pop persona he worries the stasis of the photograph into a state of convulsive and animated beauty. Here the regalia of the queen is the myth of her own reign. To look at her looking at us is to see something that is both inside and outside; a moving image that inhales contradiction and exhales uncertainty.
Neville Wakefield
Le videoinstallazioni di Gladwell sono studi scultorei sia sull’esperienza del corpo sia sulla fisica della gravità, sul movimento, in particolare sull’energia centrifuga, e sul tempo ciclico. Senza dubbio questa circolarità formale, un senso del corpo in continuo movimento, è divenuto un tema centrale dei video di Gladwell ed è rappresentata con una nuova intensità nel progetto MADDESTMAXIMVS, in cui l’artista sposta la propria attenzione nell’evocativo entroterra australiano, affrontando una serie di vecchi temi relativi ai concetti di territorio, luogo e spazio nella cultura australiana.
Iniziato ufficialmente nel 2007, il progetto MADDESTMAXIMVS prende spunto da varie fonti, dai dipinti sulla “siccità” di Sydney Nolan alla trilogia cinematografica Mad Max di George Miller (ma anche un po' a Death Proof di Quentin Tarantino e al film dei Daft Punk) . Si tratta di un progetto ancora in corso per il quale Gladwell concepisce, realizza ed espone varie opere in forme diverse (tra cui fotografie, installazioni scultoree, litografie e disegni, ma anche video).
L’installazione di Gladwell al Padiglione Australia presenta vari lavori.
Interceptor Surf Sequence (2009) è un video a due canali realizzato di recente: proiettato su una delle due superfici di uno schermo sospeso, l’opera unisce a tutti gli effetti i due livelli del padiglione.
Apology to Roadkill (1–6) (2007–2009) ritrae un motociclista con un casco nero che si ferma per osservare e cullare teneramente le carcasse di canguri grigi. A questi due video si uniscono interventi scultorei nella struttura stessa del padiglione: la motocicletta di Apology to Roadkill (1–6), piantata nel muro esterno del padiglione a creare una protuberanza conficcata nello strato interno della superficie, e una riproduzione “scultorea” a grandezza naturale e funzionante, realizzata per l’occasione, della famosa macchina V8 “Interceptor” guidata da “Max”, il personaggio interpretato da Mel Gibson nei film Mad Max 1 e 2.
Il progetto al Padiglione Venezia è completato da un’opera video multicanale – Centred Pataphysical Suite (2009) – costituita da una torre di monitor, ciascuno dei quali mostra l’immagine di un performer che si esibisce sul posto nella propria disciplina (skateboard, break-dance, danza classica, ciclismo BMX), da un’opera scultorea che inserisce una filmato “live” in tempo reale su un monitor posto nella superficie interna di uno scheletro umano che ruota (Endoscopic Vanitas, 2009) e dal lavoro più recente del progetto ancora in corso Planet and Stars Sequence, che comprende sia il filmato (Planet and Stars Sequence: Barrier Highway, 2009) sia un pezzo (Absolute Event Horizon, 2009) di un dipinto a spray realizzato dall’artista in ginocchio sul ciglio di un’autostrada nell’entroterra australiano.
Ciascuno di questi lavori costituisce un’importante opera a sé e tutti condividono lo spazio del padiglione, che l’autore usa come contenitore scultoreo, trasmettendo un’idea coerente e tuttavia fortemente associativa di un luogo che è lontano anni luce dai Giardini. In questo contesto, nessuna delle opere domina sull’altra, ma Interceptor Surf Sequence, che va osservata da entrambi i lati, obbligando il pubblico a tornare indietro e ad avvicinarsi e a girare intorno all’installazione più di una volta, e per la sua collocazione al centro del padiglione, rimarrà senza dubbio nella memoria del pubblico, In questa installazione una telecamera segue la V8 Inerceptor nera, parcheggiata fuori dal padiglione, su una lunga strada non asfaltata in una vasta pianura dell’entroterra australiano. In una scena il cielo immenso diventa di un nero primordiale per l’avvicinarsi di un temporale. Il caldo, e in particolare la terra che si solleva, distorcono la vista. Una figura vestita di nero e con un casco in testa esce dal finestrino mentre la macchina è ancora in movimento, sale lentamente sul tetto della macchina e si alza in piedi. Il rallentatore accentua ogni sfumatura dei suoi movimenti, trasformando un’azione teoricamente pericolosa in uno studio formale del virtuosismo del corpo, laddove il corpo stesso contiene e bilancia le forze elementari della velocità e della gravita che lo spingono ancora più in profondità nell’entroterra australiano.