1. Ci sono tre stati dell’esistenza. Ignoranza, azione e completamento.
2. Accetta che tutto è una bozza. Questo aiuterà a fare.
3. Non c’è un secondo passaggio, di editing o montaggio.
4. Far finta di sapere cosa stai facendo è quasi lo stesso che saperlo fare davvero. Quindi accetta che sai quello che stai facendo, anche se non è vero e fallo.
5. Non procrastinare. Se aspetti più di una settimana per agire su un’idea, abbandonala.
6. Lo scopo fare non è finire, ma di poter fare altro.
7. Quando l’hai fatto puoi buttarlo via.
8. Ridi in faccia alla perfezione. È noiosa e ti trattiene dal fare.
9. Le persone che non si sporcano le mani sono nel torto. Se fai qualcosa hai ragione.
10. Il fallimento conta come fare. Quindi devi fare tanti sbagli.
11. La distruzione è una variante del fare.
12. Se hai un’idea e la pubblichi online in Internet, conta come l’ombra del fare.
13. Il fare è il motore del più.
Il Culto del Fare | Searching For The Question - David Orban’s Blog
I geografi affermano che vi sono due tipi di isole. Le isole continentali sono delle isole derivate: sono separate da un continente, nate da una disarticolazione, da una erosione, da una frattura, sopravvivono all'inabissarsi di tutto quello che le tratteneva. Le isole oceaniche sono invece isole originarie, essenziali. Alcune emergono lentamente, altre allo stesso modo spariscono e ritornano, e non si ha il tempo di annetterle. Questi due tipi di isole testimoniano una profonda opposizione fra l'oceano e la terra. Le une ci ricordano che il mare è sulla terra, approfittando dello stesso sprofondare delle strutture più alte; le altre, testimoniano che la terra è ancora là, sotto il mare, e riunisce le proprie forze per far esplodere la superficie. Riconosciamo che gli elementi in generale si detestano, che hanno orrore gli uni degli altri.
L'isola e a maggior ragione l'isola deserta sono nozioni estremamente povere e deboli da un punto di vista geografico; esse possiedono un debole statuto scientifico. Ma questo va a loro onore. Non c'è alcuna unità oggettiva nell'insieme delle isole. Ancora meno nelle isole deserte. Magari l'isola deserta può avere un suolo estremamente povero. Deserta, essa può essere un deserto, ma questo non è affatto necessario. Se il vero deserto è inabitato, esso lo è in quanto non presenta le condizioni di diritto che renderebbero la vita possibile, vita vegetale, animale o umana. Al contrario, che l'isola deserta resti spopolata, resta un puro fatto che si collega alle circostanze, vale a dire a ciò che la circonda. L'isola è ciò che il mare circonda, ciò che è deserto è l'oceano tutto intorno. Ed è in virtù delle circostanze che le navi passano da lontano e non si fermano mai.
(tratto da: Gilles Deleuze, L'isola deserta e altri scritti. Testi e interviste 1953-1974, Torino 2007)
Esco adesso dal bravissimo dentista. Questo più o meno è il mio attuale aspetto.
1-L'ignoranza è un valore inestimabile (Paul Valéry). E la maggior parte di noi ha molto da disimparare.
2-E' raro che artisti importanti siano anche ottimi insegnanti. Trovatene uno e molto ne conseguirà. Non sono tenuti a compiacere nessuno e dovrebbero rappresentare esclusivamente se stessi.
3-Dall'incontro tra materie diverse scaturiscono cose meravigliose, ma non c'è bisogno di abbattere muri: ci sono già le porte (basta ricordarsi di tenerle aperte).
4-Accade qualcosa a un oggetto quando è esibito. Una scuola d'arte non è una mostra, ma gli studenti dovrebbero visitare le mostre.
5-Il cibo può essere importante quanto la filosofia: durante i pasti si può imparare tantissimo (un bravo cuoco aiuta).
6-Il denaro non è il male, ma non dimenticavi che esistono cose ben più emozionanti che vendere un'opera d'arte. La scuola ideale è forse un monastero o un bazaar? Sì.
7-Non esiste una sola maniera di fare arte. E come disse Wittgenstein "quando non c'è nulla da dire occorre tacere". La scuola potrebbe essere considerata come una scala a pioli: una volta salita possiamo lasciarla cadere.
Allora concludendo: l'arte può essere insegnata?
Naturalmente no.
(Da D di Repubblica)