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martedì, 05 febbraio 2008

Ma quella non è mica arte/Riflessioni sull’arte contemporanea

Vorrei fare delle riflessioni (che sono più pensieri ad alta voce) sull’arte contemporanea. L’arte contemporanea è l’occhio del nostro tempo, diceva Erwin Panofsky che era un critico della scuola tedesca, un gruppo di secchioni che scriveva dei tomi illeggibili ad inizio novecento e che poi hanno di fatto cambiato il modo di fare critica d’arte, o comunque hanno espresso una loro visione ben precisa, diversa rispetto a quello che si diceva prima. Lui diceva che per giudicare Giotto nella sua pienezza il critico avrebbe dovuto prendere la macchina del tempo e andare a vivere al tempo di Giotto, che viveva in un mondo completamente diverso dal nostro. Per cui dovete sempre guardare con CURIOSITA’ agli artisti del vostro tempo, a quello che fanno, a come lo descrivono, perché loro hanno la vostra età e vivono quello che vivete voi, poi ci riflettono e tirano fuori qualcosa di nuovo, la loro visione o il loro straniamento dalla realtà, ma comunque sempre qualcosa di nuovo ed interessante.



L’arte contemporanea non si trova sul giornale che si compra tutti i giorni. Di fatto BISOGNA ANDARSELA A CERCARE, e cercarla bene, come si cercano i funghi sotto i sassi. Secondo me il migliore critico d’arte possibile dovrebbe essere come un’enorme spugna che assorbe tutto, vede tutto, si interessa di tutto con SINCERA CURIOSITA’ e OTTIMISMO. Chiaramente non tutto quello che vede sarà necessariamente arte.
Chi studia storia dell’arte di solito tende a salire in cima ad una torre e a non condividere mai quello che sa, cerca di SCORAGGIARE chi magari desidera avvicinarsi all’arte contemporanea per la prima volta, perché si sente un detentore del sapere supremo. Questo modo di pensare (soprattutto dentro le università) ha fatto si che si creasse sempre di più una separazione tra l’arte contemporanea e la gente. Una cosa che nell’antichità, per esempio, non succedeva mai. L’arte ai tempi di Giotto (tanto per fare un esempio) era fortemente percepita come un BENE DI TUTTI. Il prete, spesso, usava gli affreschi della chiesa per spiegare le parabole del vangelo, gli antichi greci che facevano quei bei vasi per metterci dentro il vino e l’acqua poi la sera si mettevano davanti al fuoco e raccontavano ai bambini le storie degli dei prendendo spunto dalle figure sul vaso. I barbari, come ogni popolo sulla terra, creavano la loro arte, facevano delle spade pazzesche, su cui ogni combattente faceva incidere la propria storia per ricordarsela ma anche per farsi bello con gli amici o con i figli (‘guarda quanti ne ho ammazzati io’ e via così). Oggi invece questo contatto artisti-gente sì è perso. L’unica forma artistica ancora strettamente popolare ed estremamente INVASIVA è il CINEMA. Al cinema vanno tutti, chiunque può comprare un biglietto e stare attento per un paio d’ore, ma soprattutto chiunque si sente libero di parlare di cinema come se fosse un esperto. Questa secondo me è una cosa positiva. Questo con l’arte contemporanea non avviene e invece secondo me dovrebbe avvenire. Secondo me chiunque dovrebbe parlare la mattina sull’autobus di Cattelan, una cosa tipo

-Ehy ma l’hai visto il castoro suicida?
-Si, ma mi piaceva di più il papa spiaccicato dal meteorite.



Oppure

-Hai visto la Vanessa Beecroft, ha fatto una nuova installazione.
-Si bella, però ha un po’ stufato co’ ste’ modelle.

e via così. [Tra l’altro a me Cattelan non mi sta neanche tanto simpatico, ma questo è un altro discorso]

Francesco Bonami è un critico che da alcuni anni cerca di fare quest’azione di DIVULGAZIONE dell’arte contemporanea, che guardate, è una cosa difficilissima. Lui con sano umorismo prende in giro un po’ tutti e intanto, mentre te stai ridendo per quello che dice, per il modo in cui te lo dice, lui ti insegna qualcosa sull’arte contemporanea, cioè sugli artisti che parlano del tempo in cui vivi. (E infatti provate a chiedere a un critico ‘serio’ cosa pensa di Bonami e del suo libro ‘Questo lo potevo fare anche io'. Vi diranno che è un sacrilegio). L’arte contemporanea (ma anche l’arte in generale in realtà) non deve essere mai MITIZZATA, non va mai presa troppo sul serio. Si deve avere la libertà di scherzarci sopra, di prendere in giro gli artisti e le loro fantasie. Chiaro, ognuno poi ha i propri miti, per esempio se io incontrassi oggi Joseph Beuys probabilmente mi genufletterei e gli chiederei di benedirmi e di posarmi una mano sulla testa, ma questo è un altro discorso.


(I really love this man)

L’arte è di tutti, come il pane e il cappuccino la mattina e ognuno è libero farsi la propria idea su quello che vede. Gli artisti lo sanno che le loro opere sono viste da chiunque (soprattutto dopo l’avvento di internet) e credetemi, sanno benissimo quali sono i pregiudizi della gente. Però vi assicuro che se un uomo o una donna hanno una VISIONE FORTE, un MESSAGGIO, un’EMOZIONE da comunicare e sanno come fare, vi assicuro che tutto questo ARRIVA alla gente. Guardate MATTHEW BARNEY per esempio, nessuno capisce UN CAZZO dei suoi video (praticamente quasi neanche i critici seri eh) ma rimangono tutti a bocca aperta di fronte alla DEFLAGRANTE VISIONARIETA’ di questo artista.


(quest'uomo invece mi fa paura, ma in senso positivo però)

Vorrei concludere dicendovi anche questo DIFFIDATE SEMPRE di chi dice MA QUESTA NON E’ MICA ARTE, di fronte all’arte contemporanea. Perché di solito NON CI AZZECCANO MAI. Un po’ come quelli che quando inventarono il computer dissero ‘SI BELLO MA NON DURERA’. Siate sempre curiosi nei confronti della vita e dell’arte, che poi alla fine sono la stessa cosa.

Ecco dopo questo post potrei anche chiudere il blog.
Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 18:30 | link |
categorie: monography
lunedì, 04 febbraio 2008

Your pretty face is going to hell. Sulle riviste per ragazze e altre sciocchezze




Verso la fine degli anni ’90, passavo lunghi pomeriggi andando al cinema e leggendo riviste femminili. Le mie riviste preferite erano Vogue (hanno i fotografi migliori del mondo), The Face (chiuso nel 2004), Dazed and Confused (mi ricordo ancora il loro indimenticabile ‘Purity Test’ per capire se ci sapevi fare a letto). In quegli anni finalmente azzeccai il parrucchiere giusto e mi rassegnai al fatto che il taglio che mi sta meglio è anche il più regolare. In fondo, ogni ragazza lo sa bene, le regole per la cura dei capelli sono semplici ma rigorose: spuntatura regolare, il phon non va tenuto troppo vicino ai capelli e la consapevolezza che schiarirsi i capelli è una strada senza uscita. Erano anche gli anni in cui Colors faceva la differenza con i suoi storici numeri sul sesso o sul carcere, prima di perdere la sua linea editoriale.



In quegli anni io e una mia amica avevamo il mito di Cloe Sevigny, erano i suoi anni d’oro, aveva appena girato Boys don’t cry  e tutti pensavano che sarebbe diventata l’attrice più importante mai esistita. Invece poi dopo quella storia della fellatio a Vincent Gallo in The Brown Bunny lo scettro è velocemente passato a qualcun'altra, ma la Sevigny è rimasta un’icona di stile, un faro di buon gusto nel panorama della moda. Le sue code di cavallo, le sue ballerine, le sue inconfondibili  camice bianche l’hanno resa indimenticabile. Passavamo ore a studiare le sue foto su Dazed e credo che, in parte, cerchi ancora in qualche modo di tendere al suo stile sofisticato da finta ragazza per bene.



In quegli anni un’altra rivista assolutamente innovativa era NOSE. Purtroppo uscì credo per cinque numeri e poi si fermò, ma le sue pagine accuratamente ritagliate sono ancora attaccate nel mio bagno. La vera rivista culto di fine anni ’90 è stata VIRUS MUTATIONS. Posso assicurarvi che se l’avete mai letta sicuramente ve ne ricorderete. Lavoravano molto sulla body art e sul tema della ‘mutazione’, i primi articoli su Orlan, Stelarc e sul lato visuale di Marilyn Manson penso di averli letti lì sopra. Mi ricordo ancora la volta che vidi le prime foto di Serrano sulla Morgue. Era un giornale di poche pagine ma era materiale incandescente. Ancora non usavo molto internet e quelle pagine (che conservo ancora come reliquie) hanno aperto una finestra nella mia mente. (La rivista si è condensata in un libro Virus Art a cura di Francesca Alfano Biglietti).



Oggi, a parte il sempre sia lodato Vogue (la cui edizione al maschile sta dando ultimamente grandi soddisfazioni), per cercare di scoprire nuove fonti dell’arte contemporanea cerco di leggere ‘Il giornale dell’arte’, rivista molto ‘istituzionale’ e sinceramente noiosissima quanto indispensabile, il super cool ‘Exibart’, il sempre bello Linus, e l’inflazionato (ma a volte riserva sorprese) ‘Arte’, l'indispensabile e visionario Segnocinema.  Recentemente mi è capitato di trovarmi quasi per caso tra le mani una rivista eccezionale. Si chiama DROME, ho visto foto così belle come non mi capitava da tempo. Mi ha colpito soprattutto una serie di foto di moda dedicata al ‘libertini’ con vestiti di Vivienne Westwood, scatti realizzati da una coppia di giovani fotografi tedeschi Billy und Hell.




La serie sull'antico west è strepitosa.



Cosa volete farci, siamo ragazze a noi piace guardare i vestiti, i ragazzi e tutto quello che è bello.

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 20:58 | link |
categorie: book

Come si dice 'Eternal Sunshine' in ebraico?



E' così strano vedere il poster del mio film preferito di sempre, nella camera di una soldatessa dell'esercito di Israele. Foto di Rachel Papo.
Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 07:50 | link |
categorie: brevi
venerdì, 01 febbraio 2008

Cross the Line #15

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 20:02 | link |
categorie: cross the line