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giovedì, 27 settembre 2007

La camicia da notte dei Radiohead

Il bellissimo sito della WASTE è aggiornato. Ci sono i materiali del Grey Tour 2006. Se cercate bene c'è l'impermeabile giallo-argento e anche la camicia da notte blu. Giuro. Costa anche poco. Sono diversi giorni che sto cercando un buon motivo per non comprarla.

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 09:39 | link | commenti (5)
categorie: brevi, rh
martedì, 25 settembre 2007

I want my innocence back

Merlin & Jhonny (aka Toyin) della scuderia di fotografi TURPIN AND KLOSS realizzano video e foto con un solo tema, ragazzi che hanno perso la strada di casa, qualche cicatrice, lo sguardo perso nel vuoto, come non amarli subito tutti? Come dite? A tratti sono un po' eccessivi? Ma nooo...



my space

slideshow

VIDEO

LAST BOY STANDING

RADIOHEAD MORNING BELL

TESTOSTERONE

KIM JONES COLLECTION

PATRICK WOLFE, WIND IN THE WIRES

BABYBIRD BACK TOGHETER

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 14:35 | link | commenti (1)
categorie: video, monography
martedì, 18 settembre 2007

Avanzi, Laura Letinsky



“Ho iniziato a pensare all’idea degli avanzi. E’ diventata molto importante per me, perché rappresentano il momento passato: cosa facciamo dopo una promessa, cioè quando uno si rende conto che la promessa non è possibile da mantenere. Per me, questa idea è fondamentale per qualsiasi concetto utopistico – la promessa e la sua morte. Non si può avere utopia senza la sua perdita” Laura Letinksy






Laura Letinsky fotografa moltitudini di composizioni di tavole. Queste nature morte documentano i resti dell’esistenza umana nel contesto degli spazi domestici familiari. I resti, quello che rimane, sono qualcosa che ci sorprende nella sua bellezza e diversità.  Le composizioni della Letinsky sono costruite in modo meticoloso e calcolato ed incoraggiano una contemplazione sia visiva che psicologica. Evocando i dipinti fiamminghi del Settecento, le fotografie della Letinsky esaltano i dettagli sottili che dominano le immagini. Le briciole rosa di una torta, un piatto dimenticato su un tovagliolo bianco macchiato di vino rosso, tutto raccontato con la morbidezza dei colori pastello. Laura Letinsky ha un approccio delicato con il colore e con la composizione che ci attira verso le sue immagini. La scena segna un momento passato, un festeggiamento finito, quello che rimane di una presenza umana. Queste immagini sono un commento sulle delusioni domestiche o sono interpretazioni contemporanee delle nature morte storiche? Comunque sia, le scene elusive della Letinsky possiedono una qualità quasi magnetica, che ci esorta a ritornare all’immagine di volta in volta.









Nata a Winnipeg, Manitoba, Canada, nel 1962, Laura Letinsky ha studiato fotografia prima all’Università di Manitoba (1986), e poi alla Yale University School of Art (1991). Ha esposto a livello internazionale: Museum of Modern Art, New York; Art Institute of Chicago; Casino Luxembourg; The Netherlands Foto Institute; Canadian Museum of Contemporary Photography, Ottowa; e San Francisco Museum of Modern Art fra gli altri.  Le sue fotografie sono presenti in importanti collezioni di arte contemporanea come la Yale University Art Gallery, l’Art Institute of Chicago, il Museum of Fine Art a Houston, il San Francisco Museum of Art, e il Museum of Contemporary Photography a Chicago.  Laura Letinsky attualmente dirige la facoltà di Arte all’Università di Chicago.





La prima personale europea di Laura Letinsky sarà ospitata da BrancoliniGrimaldi
Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 09:46 | link | commenti (4)
categorie: monography
lunedì, 17 settembre 2007

Music is like a big house - Nextech 2007




Nicole avrà presto tempo per scrivere ancora....


Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 13:39 | link | commenti (2)
categorie: video, brevi
lunedì, 10 settembre 2007

Nonsense Instruments

Grazie al fantastico blog di PCna , ho scoperto una perla veramente rara. Non aggiungo altro, il video si commenta da solo. Ma perchè i giapponesi sono sempre così buffi?

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 15:11 | link | commenti (8)
categorie: video, brevi
sabato, 08 settembre 2007

Peter Spier




Quando ero piccola avevo un babbo che era come un sovrano illuminato in stile Federico II. Era molto severo, però mi comprava tantissimi libri e mi faceva giocare con una certa disinvoltura con i suoi dischi preferiti. Mio padre da giovane aveva il mito dei Beatles, lui e suo fratello risparmiavano i soldi per comprarsi i dischi e poi veniva tutto il paese a sentirli. E così io crescevo guardando la copertina del Sergent Pepper e chiedendomi chi fossero mai tutti quegli strani personaggi colorati che si erano dati appuntamento per una festa, immaginavo. Mi faceva tanto ridere la copertina di Abbey Road, ‘quel signore è molto distratto’, ridevo, ‘non si è accorto che ha perso le scarpe!’. Nello stesso periodo leggevo gli Istrici i libri pubblicati dalla Salani per i bambini ‘per pungere la fantasia’ c’era scritto sul retro. E devo dire che mi hanno proprio punto, libri come Il fantasma di Thomas Kempe o i libri di Roal Dahl, il GGG, le Streghe, Gli Sporcelli, hanno segnato per sempre la mia vita e il mio modo di vedere le cose.





Un artista che mi ha veramente molto influenzato nei primissimi anni della mia vita è stato sicuramente Peter Spier. I suoi libri sono stati pubblicati quasi tutti negli anni ’80 dalla Mondadori. Peter Spier è nato ad Amsterdam ma si è trasferito in America. Ha disegnato libri diversissimi, alcuni religiosi ‘L’arca di Noè’, altri storici come ‘London Bridge is falling down’, ‘We, the people’ (sulla costituzione americana), o il bellissimo ‘Tin Lizzie’ la storia attraverso un secolo di una delle prime auto costruite dall’uomo. Nelle sue storie sono quasi sempre protagonisti dei bambini che vivono le avventure più impensabili nello stretto confine tra fantasia e realtà. La caratteristica affascinante nello stile di Peter Spier è che riesce sempre a raccontare le cose quasi senza usare i dialoghi, con le sue delicatissime immagini acquerellate, con poesia mai banale. In ‘Natale’ uno dei suoi libri più didascalici si racconta la storia di una famiglia alle prese con l’arrivo del Natale e le attività tradizionali di una famiglia come tante, nell’ultima immagine però Spier descrive con una grande tavola tutti i rifiuti accatastati nel cassonetto, carte, luci, e anche l’albero di Natale a testa in giù, un’immagine molto eloquente. L’ironia nei suoi racconti è sempre al primo posto, c’è sempre un ribaltamento degli avvenimenti che crea situazioni di incredibile comicità.




In un libro davvero indimenticabile ‘Giallo, rosso, verde, blu’ quattro bambini, partiti i genitori andati a trovare i nonni, decidono di dare una mano per ridipingere la casa. Si recando dunque in garage, tirano fuori tutti i barattoli di vernice che riescono a trovare e si accingono all’opera. Il lettore non vede mai la casa nell’insieme, vede solo i bambini intenti nel loro lavoro.









Solo alla fine, dopo essersi fatti un bel bagno ed essersi cambiati d’abito, i quattro protagonisti col cane e il gatto siedono soddisfatti nel prato davanti alla casa osservando il risultato del loro faticoso lavoro, mentre i passanti additano la loro ‘opera’. Non sapremo mai quale sarà la reazione dei genitori al ritorno dalla gita.
In ‘La pioggia’ due bambini con il loro cane sperimentano il cambiamento degli ambienti a loro familiari durante un temporale.

Un altro libro assolutamente pazzesco è ‘Crash, Bang, Bum!’, in cui Spier ‘disegna’ i rumori, in quella che è una delle più incredibili operazioni della storia dell’illustrazione, centinaia di rumori vengono minuziosamente descritti da una didascalia onomatopeica estremamente realista. Se vi chiedete come questo sia possibile dovete riuscire a procurarvi il libro perché è impossibile da descrivere.

Il libro che forse mi resterà per sempre nel cuore è ‘Uffa che barba’ (Bored, nothing to do), storia di due biondi gemelli che pur possedendo quintali di giochi di ogni genere si annoiano a morte. Dopo che la mamma li ha ‘buttati’ fuori di casa, prendono l’insana decisione di costruire un’aereo. Per fare ciò saccheggiano la casa e il garage, usano tutto quello che si trova a portata di mano: lenzuola buone, vetri, il motore dell’auto, assi di legno, le ruote della carrozzina del fratellino, i cavi del telefono. Alla fine l’aereo si alzerà in volo sopra le teste dei genitori sbalorditi e arrabbiatissimi. I gemelli andranno a letto senza cena dopo aver rimesso a posto tutto quello che avevano usato.









Il mondo di Peter Spier è un mondo affettuoso, con una cura infinita per i più minimi dettagli e di poesia, avvicinabile all’opera di Jiro Taniguchi. Peter Spier con i suoi libri delicati e divertenti sembra volerci dire che il processo creativo è soprattutto un processo di distruzione del mondo per come lo conosciamo, è indispensabile una ‘pars destruens’, per riscrivere le regole e dare il via alla fantasia più selvaggia. Nei suoi esilaranti racconti non si deve aver paura di osare, il peggio che può capitare è di andare a letto senza cena!!!

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 12:58 | link | commenti (1)
categorie: monography
mercoledì, 05 settembre 2007

Due imminenti performance in Odyssey

«If printers ever get really big, like a twenty by thirty
or thirty by forty, than it would really be great»
Andy Warhol




Due importanti eventi su Odyssey (http://slurl.com/secondlife/Odyssey/122/45/25/) questo venerdì notte alle ore 11 (sabato at 8 AM PDT), una performance di Eva e Franco Mattes (aka 0100101110101101.ORG, di cui abbiamo già parlato qui) che sarà trasmessa live all’Ars Elettronica Festival in Linz. A mezzanotte invece sarà la volta di Adam Nash (aka Adam Ramona in SL) che aprirà ‘Seventeen Unsung Songs’ on East of Odyssey (la sim adiacente) un’occasione per parlare liberamente con l’artista e salvarsi qualche art work for free. Adam Nash crea sculture immersive audiovisuali interattive esclusivamente su Second Life e strumenti musicali random in Flash che sono semplicemente stupendi e delicatissimi e che potete trovare sul suo sito.



Odyssey presents Seventeen Unsung Songs: a site specific installation of 17 immersive audio visual works by Australian artist Adam Nash (aka Adam Ramona in Second Life).
Adam is an audiovisual artist, performer, composer and programmer. He works primarily in networked real-time 3D spaces, exploring them as audiovisual performance spaces. These SL works are the evolution of years of work in other networked environments that precede Second Life, beginning in 2002. with His work has been presented in galleries, festivals and online in Australia, Europe, Asia and The Americas, including peak festivals SIGGRAPH, ISEA, and the Venice Biennale. He works as composer and sound artist with Company In Space (AU) and Igloo (UK), exploring the integration of motion capture into realtime 3D audiovisual spaces. Thanks to a CultureLab grant from the City of Melbourne, he's currently collaborating with Australia Council fellow John McCormick on actual/virtual entanglement performance in various environments including Second Life, Multiverse, Quest3D, Torque3D, and Pure Data. He is also collaborating with Fabio Zambetta on Two Families, a NWN2 mod that explores dynamical policy models in interactive storytelling.
Occupying most of an entire sim, Seventeen Unsung Songs is an artwork consisting of one large central piece, with 16 smaller pieces that are distributed throughout a forested landscape. These are audio visual works based on the 16 tone rational scale, which Adam Nash devised. Viewers experience the exhibition by wandering through the wooded sim to find pieces like "the Moaning Columns of Longing" nestled in a grove of eucalyptus. Wandering a bit, one comes upon the the large, central piece which consists of 5 emotional/audio/visual "zones" with amorphous borders. It is very broad and tall. Viewers need to fly to experience it fully, and the longer a viewer spends within the piece the more it evolves. All of these works engage the viewer through interaction, some are designed to work between multiple viewers. Each is a unique sensory experience that pushes the technology offered in Second Life to new realms. This large scale installation of Nash's work in SL follows his own "Ramonia: Garden of Immersive Sound" and "A Rose Heard at Dusk" which is on temporary exhibit above the Odyssey amphitheater. Seventeen Unsung Songs opens September 8th at 9AM PDT, 2007 and runs through November. Please join us for a reception with the artist and a chance to take away a free artwork from the show!

Eva and Franco Mattes have defined Synthetic Performance as a performative action that takes place in synthetic worlds and video-games. The actions are interpreted by their avatars, which were constructed out of the shape and surface of their bodies. People can attend the live performances connecting to the video-game from all over the world. If the performance allows it, they can also interact. The performer never meets his public in person, their relation is mediated by the avatar. Since January 2007 the Mattes have been working on a series of reenactments of historical performances, including: Chris Burden's Shoot; Vito Acconci's Seedbed; Valie Export's Tapp und Tastkino; Joseph Beuys' 7000 Oaks (in progress). All of these works will be presented on Saturday the 8th at 8AM PDT. Don't miss this rare chance to see two of SL's most well known real life artist's!

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 11:44 | link | commenti (3)
categorie: brevi, second life
martedì, 04 settembre 2007

Who will watch the Watchmen?





Zack Snider, regista del noto 300, ha iniziato a girare l’adattamento cinematografico di Watchmen, che credo si possa definire come una delle opere in assoluto più alte dell’arte sequenziale. Watchmen è un’opera talmente complessa, articolata, così densa di sfumature e simbologie che l’idea che se ne faccia un film, dopo che Alan Moore si è per giunta rifiutato di scrivere la sceneggiatura fa tremare i polsi. In passato Terry Gilliam e il produttore Joel Silver avevano ipotizzato di portare Watchmen sul grande schermo ma il progetto poi naufragò e lo stesso Gilliam disse che era impossibile racchiuderlo in due ore di girato senza apportare tagli alla trama e ai personaggi. Il film dovrebbe uscire nel 2008. Nel sito ufficiale comincia a definirsi il cast.



 

« Noui consilia et ueteres quaecumque monetis amici,
«pone seram, cohibe».
sed quis custodiet ipsos custodes?
cauta est et ab illis incipit uxor. 
»

Giovenale, Satire, VI, 347

HYPE???

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 14:10 | link | commenti (3)
categorie: brevi
lunedì, 03 settembre 2007

Hussein Chalayan Animatronic Fashion





Hussein Chalayan è lo stilista turco-cipriota che ha risvegliato, attraverso la moda, un immaginario fantascientifico degno dell'opera di Verne. Innovativo e concettuale fin dai suoi esordi, dopo aver conquistato per ben due anni di seguito, 1999 e 2000, il prestigioso titolo di "designer dell'anno" durante il British Fashion Award, è in questo momento all'apice della sua maturità artistica. Chalayan, interpretando non tanto l'attualità, quanto il futuro, inventa un nuovo modo di vestire, che si esprime nella sintesi tra design e tecnologia, tra corpo e macchina. Otto anni fa trasformò la passerella in un disvelamento. Le modelle apparivano completamente vestite, poi gradualmente perdevano abiti e peso, fino a rimanere nude e coperte solo da un velo. Il turco-cipriota Chalayan entrò l’anno scorso anche nel tema dell’Islam e del velo, dicendo che nella sua natia Cipro, ma anche in Turchia, poche donne si coprivano il viso, e se lo facevano era per tradizione “folcloristica” e non per motivi legati alla religione.






Quest’anno alle sfilate di Parigi ha ripetuto il numero: al termine di una sfilata basata su abiti corti, trapezodiali, ha messo in campo i microchip. Grazie alla tecnologia l’abito lungo si accorcia, diventa scollato, la giacchina si chiude, compaiono le frange sulla gonna, la sottana si allarga, i pannelli di stoffa ruotano rivelandola sottoveste. Sembrano davvero arrivare dallo spazio le sue modelle che premendo un tasto, azionano un meccanismo che trasforma un elegante lungo da sera, in un più informale e striminzito abitino da cocktail. Cappelli che si allargano, gonne che diventano sempre più ampie, fino alla più grande delle provocazioni. L’ultima modella però resta nuda in scena, con un grande cappello che le ha come assorbito il leggero vestito bianco. Materiali innovativi, calze di lattice lucido, sfere di plastica trasparente a rendere la donna leggera e impalpabile come una bolla di sapone, abiti che si muovono automaticamente simulando l'effetto del vento, cappelli luminosi a forma di ufo, vestiti corti che non brillano di paillettes ma sorprendentemente si illuminano di luce propria.





Regista e musicista, oltre che stilista all'avanguardia, Chalayan è un talento eclettico e poliedrico, ispirato dall'architettura, dalla filosofia e dall'antropologia e ben conscio della propria arte. A soli dieci anni di carriera può già vantare l'esposizione delle sue creazioni in vari musei: dal Tate Modern, al Victoria & Albert Museum, dal Kyoto Costume Institute, al Musée de la Mode de Paris , fino al Groninger Museum in Olanda, che da poco espone una sua retrospettiva. La sua moda rivela immancabilmente un’ispirazione alle sperimentazioni della body art, in particolare alla ricerca di Jana Sterbak.



 

Il morphing dell’abito è il punto di partenza per raggiungere la nuova frontiera del vestire. La sfilata di Hussein Chalayan in collaborazione con lo studio 2D:3D ha strabiliato.”Questa collezione è ispirata dal modo in cui gli eventi mondiali nel corso dei secoli hanno influenzato e plasmato il concetto di moda. Gli abiti si trasformano ed evidenziano diverse silhouettes nel corso dei decenni mentre la luce dei cristalli incorporati ne riflette l’evoluzione. E stata pura coincidenza: avevo iniziato pensando al mio desiderio di fondere la storia con la moda quando, parlando con Swarovski, ho scoperto che stavano per celebrare i 111 anni di attività. Perfetto, ho pensato, ecco l’occasione giusta per realizzare abiti capaci di metamorfosi. E’ stato un progetto molto ambizioso e ogni team ha dato del suo meglio: me stesso, i tecnici della 2D:3D e gli esperti della Swarovski. Abbiamo lavorato con entusiasmo ed eccitazione. Le difficoltà sono state superate e il lavoro si è trasformato in piacere e abbiamo investito ogni grammo di energia per fare in modo che ogni cosa fosse perfetta, fino all’ultimo dettaglio”. Lo studio 2D:3D che ha collaborato al progetto ha sede a Londra ed è composto da un pool di studiosi che amano lavorare ed esporsi in gruppo. Sono gli stessi ingegneri che hanno realizzato gli effetti speciali nei film della saga di Harry Potter: I vestiti sono stati realizzati interamente a mano per tre mesi fra progettazione e realizzazione, hanno impegnato le dieci persone dello staff. Ogni abito, tranne l’ultimo in ordine d’uscita, è dotato di uno speciale corsetto. Ognuno di questi ha cucita addosso una serie di tubicini cavi entro i quali scorrono sottilissimi fili, spiegano. Questi a loro volta percorrono l’abito lungo la zona dove avviene la trasformazione e sono attaccati a una specie di rocchetto motorizzato, sistemato sulla schiena della modella. Girando tira il filo, causando l’arricciamento della stoffa.





Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 16:38 | link | commenti
categorie: monography