Già visto su Repubblica e appena uploadato su You tube. Abbandoniamoci all'infinita grazia di questi volti.
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Philip S. Doughty, fotografo americano di Chicago, ha scelto di vivere e lavorare in Italia e precisamente in Sicilia, un isola dove tutto ha il sapore di vacanza. Ed è la vacanza che anima lo scatto fotografico di questo autore, perennemente in movimento nel suo estro creativo, come nella vita, niente ci comunica sensi di apatia o di monotone stasi esistenziali.

Tutto viene filtrato non con un distacco spesso ricorrente nell'ambito fotografico, dove si tende a immortalare creature o dimensioni perfette o rese tali dall'artificio, non traspare neanche uno sguardo cinico o documentaristico nelle sue immagini, ma si rivela una dimensione sospesa palpitante di vibrazioni di colore con i suoi riflessi, dove all'interno i suoi personaggi, non sono presenze-assenze ma dotati, appunto, di una propria musicalità cromatica, ognuno di loro come Doughty non ha un solo colore, ma più colori suscettibili di continue variazioni, proprio come l'essere l'umano. Nelle opere fotografiche di Doughty c’è la sfida di catturare ancora una volta la voglia di apprezzare una condizione esistenziale che provoca movimento, non lo subisce passivamente, sfuggendo a una visione piatta della vita, spesso sottoposta a regole. Tenendo in considerazione l'importanza che può avere ogni colore, che alberga dentro di noi, che incontra-scontra la luce, una luce calda e si anima, così di contorni sfuocati, ora accennati, ora più decisi, sotto l'impulso del movimento, risvegliando, forse un naturale desiderio di avventura.
Ogni cosa si muove perchè qualcuno vuole così, non ha senso restare fermi e perdere colore.
In Doughty troviamo quell'essere in viaggio, in fuga dalla routine e dalla frenesia del vivere moderno. Nel segno del movimento e all'insegna di esso viene messa a fuoco l'arte di questo fotografo, che con un semplice scatto di polso imbastisce le sue rappresentazioni, risvegliando l'anima della vita che si cela dietro di esse, non si limita infatti, a catturare scorci ma letteralmente ad animarli, sconvolgendo le regole della staticità della fotografia tradizionale ed esprimendosi con un senso quasi pittorico su un supporto che però non è tela. L'acqua presenza indiscussa più volte catturata dal suo obiettivo, ha forse la funzione di mediatore fra la luce che si accende di gradazioni cangianti di colore e che viene sentita, vissuta e lui Doughty che misura ogni elemento messo a disposizione dalla natura, un dialogo intimo che registra ora attimi di romanticismo, di nostalgia, o di spensieratezza tipica di un giorno di sole trascorso al mare.


Non sono brava a scrivere recensioni musicali, non è proprio il mio lavoro. Ci tenevo però ad avere sul mio blog una foto di Elliott Smith, l'ultimo 'beatlesiano'. Comincia a suonare negli Heatmiser una specie di grunge-garage-punk, ma capisce presto che la sua strada è un'altra e comincia a scrivere canzoni che sono costruzioni fragili e preziose, delicate e dai toni smorzati. Nel 1994 pubblica il suo primo album solista Roman Candle. Diventa noto al grande pubblico per la nomination all'Oscar della canzone 'Miss misery' scelta per Good Will Hunting. La storia poi è nota, la notte del 21 ottobre 2003 Elliott Smith muore in circostanze che non saranno mai chiarite.

24 brani registrati da Elliott Smith tra il 1995 e il 1997; il periodo più prolifico della sua carriera, gli anni in cui scrisse e registrò il suo album omonimo e poi lo stupendo Either/Or; lavoro mixato da Larry Crane, la persona che cura l’archivio del cantautore prematuramente scomparso nel 2003. Una consistente parte degli introiti di questo disco verranno devoluti alla OUTSIDE IN, associazione benefica di Portland che si prende cura di poveri e senzatetto.
Riflettevo sul fatto che le canzoni di Elliott Smith avevano un significato quando lui era in vita, e ne hanno acquistato uno del tutto diverso da quando è morto. Non restano molte altre parole da spendere. Se l’amore avesse un suono sarebbe quello della musica di Elliott Smith.
I primi giorni a Cannes è durissima, il caos è tale che l'unico desiderio è quello di salire sul treno e tornare a casa. Una fiumana di gente percorre continuamente la croisette, non c'è spazio, rischi continuamente di cadere addosso a qualcuno, è come una di quelle feste indiane sul gange in cui milioni di persone si riversano sulle rive. Capisco subito che a Cannes il cinema non è quasi presente, qui c'è solo business, business, business. Mi trovo circondata da persone di una certa età, snob, con in mente solo i contatti lavorativi che riusciranno ad ottenere, uno schifo incredibile. Mi rendo conto che il cinema è una cosa privata, personale, un'emozione riservata. Le star sono invisibili, alloggiano tutte al Majestic da cui escono su auto nere come lunghe bare che li portano direttamente davanti al Palais.
Mi sento fuori posto, non capisco cosa ci faccio qui. Le feste sono noiosissime e inutili, almeno quelle a cui io ho accesso. Bevo, mando messaggi sconsolati a casa, mentre tutti mi chiamano manifestando un'invidia che mi sembra così irreale. Vorrei solo essere a casa e magari andare al cinema con le persone a cui voglio davvero bene.

Davanti al Palais si trovano persone che si aggirano con dei foglietti per giornate intere cercando un 'invitation'. Un ragazzo viene dalla Korea, la sua unica speranza è riuscire a vedere Death Proof, è commovente, gli auguro buona fortuna, chissà se poi alla fine è riuscito ad entrare.

Ma Cannes ti conquista a poco a poco, ti coinvolge sempre di più. La tensione dei primi giorni diminuisce, il lavoro comincia finalmente ad ingranare, comincio quasi a divertirmi. Mangio le ostriche (6 delle meno care in assoluto, costo 15 euro) e le trovo fantastiche, un sapore ed una consistenza che mi arriva subito al cervello. Da questo momento in poi tutto acquisterà un tono positivo.

Verso le nove, dopo la conferenza stampa di un appesantito ma pur sempre impeccabile gentlemen Andy Garcia, neanche il tempo di farmi una doccia, guardo annoiata la partita Milan-Liverpool. Improvvisamente il mio capo si precipita a scuotermi per un braccio - nella hall c'è Quentin Tarantino -. Penso sia uno scherzo, ma leggo nei suoi occhi che non è così e mi precipito giù per le scale. Quentin è seduto da solo su un divanetto, forse aspetta qualcuno, nessuno gli fa caso. Mi avvicino strisciando, afona, senza fiato, lui mi vede, sorride e mi invita con la mano per la foto di rito. E' incredibilmente gentile, una gentilezza che disorienta. Io, povera pazza, mi appoggio sul ginocchio destro e mimo con le braccia 'ave, ave', Tarantino si apre in una sonora risata ghignante alla Beavis and Butt-head. Se non bastasse, come solo il peggior fan nerd, aggiungo 'You're a genius, you're a genius'. Lui ride di nuovo e mi stringe calorosamente la mano, mi ringrazia più volte. In un attimo tutti si accorgono di lui e fanno capannello, lui fa ancora un po' di foto, poi forse spaventato, entra velocemente in una porta secondaria accanto al bar. Tutto questo accade il 23 maggio nella Hall dell'Hotel Hilton. La guardia del corpo Rogèr, una specie di enorme Marcellus Wallace con l'auricolare, con cui mi fermo a parlare, mi racconta che Quentin è la persona più semplice e gentile che lui abbia mai conosciuto 'so simply' mi ripete più volte. Il giorno dopo rivedo Tarantino in diretta su Coming Soon per le interviste, indossa la stessa tuta e la maglia degli AC/DC con cui l'avevo visto la sera prima. Sorrido.

Il giorno dopo, tornando a casa da sola, nel trenino per Ventimiglia, ripenso alla sera prima e mi viene un po' da piangere. Alla fine io con le mie ballerine consumate sono riuscita a realizzare un pezzettino dei miei sogni. Feist in cuffia canta 'We don't need to say good bye', la prendo come una promessa.

Ci si vede tra una settimana o poco più.
Omar Ronda e la plastica, un movimento artistico altamente POP. Per chi non se lo ricordasse sono quelli che invasero la Biennale di Venezia con le tartarughe dorate, e comunque, bè sì, sono veramente fuori.
Progetto Filosofico di Omar Ronda
1 Vogliamo cambiare i codici dell'Arte futura.
2 L'Arte è importante come la nostra stessa vita.
3 Siamo uomini del presente e vogliamo che il nostro lavoro interpreti le problematiche contemporanee.
4 Non esiste Arte e vita senza una natura integra.
5 L'Arte e la cultura sono l'unica possibilità di salvezza del mondo e dell'umanità.
6 Abbiamo scelto la definizione "Cracking" per il nostro lavoro perché indica la scissione molecolare tra naturale ed artificiale.
7 La nostra materia elettiva è la "Plastica" contenitore di tutto il vissuto del pianeta, naturale / artificiale, antica / futuribile, noi cerchiamo in lei le arcaiche origini antropologiche, vegetali, animali, per costruire una nuova iconografia.
8 Siamo nemici dell'ipocrisia, della congiura, del sospetto.
9 Lotteremo per la difesa della natura e dell'uomo con tutte le nostre forze.
10 Vogliamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.
PLASTICA: è naturale che sia artificiale!
Le Plastique? C'est Fantastique!
Restituire al petrolio la sua immagine antropologica.
In molti mi criticano perchè ultimamente sto un po' eccedendo con i video a discapito di fotografi e pittori. Però questo video è veramente qualcosa di imperdibile.
A machine with a doll face mimics images on television screen in search of a satisfactory visage. Doll Face presents a visual account of desires misplaced and identities fractured by our technological extension into the future.
more info visit:
http://www.rootfilm.com
Cominciano a diradarsi le nubi sull'origine misteriosa della copertina di Volta di Bjork. Sul book del cd si legge 'sculpture by Bernhard Willhelm, costume inspired by works by the artist Luigi Ontani (ADDIRITTURA!) represented by galleria Massimo De Carlo www.massimodecarlo.it (STRANISSIMA QUESTA PUBBLICITA'). Cercando un po' in rete ho scoperto che lo stilista Willhelm è uno dei preferiti di Bjork, alfiere di una non ben precisata 'trasversalità', qui un articolo in francese sull'argomento. E qui un interessante articolo sui gusti di Bjork nel vestire. Il divertente costumino a crochet stile 'tacchino messicano all'ingrasso' è stato invece realizzato da The Icelandic Love Corporation e cioè tre islandesine che ci danno dentro con i ferri da calza e l'uncinetto e poi si buttano tutto addosso. Sul palco del Coachella Festival l'hanno vista così:

Bjork dammi retta la prossima volta i vestiti vieni a comprarli in Italia!

E dire che l'ideatore del logo del Chupa Chups fu Salvador Dalì, cometuttibensanno.


La mostra di arte digitale Digiarte 2007 sarà ospitata nel nuovo Palazzo delle Esposizioni nell’isola virtuale di intoscana.it [57, 181, 104 (mature), tuscany, italy]. L’annuale manifestazione si svolge dall’11 al 26 maggio al Plasma di Firenze e all’Ipercoop di Sesto Fiorentino replica la mostra di video e foto anche in Second Life. L’inaugurazione della mostra nel palazzo virtuale si terrà lunedì 14 alle 21 e rimarrà visibile per tutta la durata della manifestazione nella vita reale.
Nella sezione videoarte sono presenti: Caterina Pecchioli con un video inedito ‘Nc’era na vota’; i pistoiesi Influx con il video “Messa in onda” e una loro performance in collaborazione col duo bolognese di musica elettronica Matter; il cyber artista Marco Cardini con il video “PolyChronoMos quadro cibernetico”; la collettiva di fotografi LostItaly con “Le città invisibili” un video/photo-slide, un percorso affascinante e suggestivo tra le rovine industriali del nostro paese; Federico Bucalossi con il video "Easy Visual Steps to Dehumanization” con frequenze a determinati hertz per cancellare il surplus quotidiano utilizzando forme elementari; Claudio Bozzatello con il film-documentario “Foku” girato nell’acciaieria abbandonata Falk vincitore come miglior cortometraggio al Torino Film Festival nel novembre 2005; Paolo Carta con il suo ultimo video ‘IntoMy_07’ e, infine, Ciboideale con tre video: ‘cribrazione’, ‘cribrazione minus1’ e ‘cribrazione minus2’.
Nella sezione fotografia sono presenti: Maggie KS con i suoi moderni e coloratissimi autoritratti, Caterina Pecchioli con i suoi ‘Autoritratti-Memory” , Sébastien Pérez Duarte , con autoritratti in proiezione stereografica, Ryan Gallagher del gruppo Camera Toss e le loro fantastiche foto fatte lanciando (!) la macchina fotografica
Si parte venerdì 11 maggio con l’inaugurazione al Plasma locale glamour di Firenze con una serata in cui si inaugurerà la collettiva video che resterà in mostra per una settimana. In questa occasione Lorenzo Baronti suonerà la sua ‘micromusic’ fatta principalmente con il Nintendo GameBoy e sarà affiancato da Logu per il VJ set .
Lunedì 14 maggio, nel pomeriggio, si aprirà la sezione fotografica all’Ipercoop di Sesto Fiorentino con un reading a tema “ biografia e autobiografia ”.
Sabato 19 maggio ci sarà anche il consueto convegno (in sede da definirsi) che vede, per ora, la partecipazione di Fernanda Moneta, autrice del libro 'Tecnocin@. Transmedia, videoarte, videogiochi tra Cina, Corea del Nord, Hong Kong', il videoartista Federico Bucalossi, Irene Melega che presenterà la sua ricerca sulla videoartista Pipilotti Rist, Carlo Isola Docente di Digital Video all’Accademia di Belle Arti di Firenze , l’artista internazionale Edoardo Malagigi e Luca Farulli Docente di Psicologia dell’arte e Arti Multimediali presso il Corso di Laura di Cultura e Stilismo della Moda presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze .
La rassegna si chiude sabato 26 maggio con una serata speciale, presso il locale Plasma, dedicata alle performance di arte contemporanea con la partecipazione straordinaria del team ReacTable da Barcellona che suonerà usando un TAVOLO DIGITALE sul quale saranno appoggiati “pod” musicali interattivi. Seguirà la performance di Influx insieme al duo di musica elettronica bolognese Matter.

Si rinnova anche l’appuntamento con il concorso ‘digiscatta 2007’ che quest’anno ha come tema ‘Autoritratti Digitali Abbandonati’.
Prosegue il progetto Wi-pho, che intende scattare ogni anno una foto di grande formato a soggetti in movimento, lo spazio preso per ora in esame per il 2007 è il palco di Italia Wave (17-22 luglio), che si è spostato tra Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio per l'anno del grande rilancio. (www.wi-pho.org)
Da venerdi 1 al 3 giugno Digiarte sarà presente all'Istituto Stensen con una retrospettiva riepilogativa dell'evento 2007.
Per informazioni www.digiarte.info

[Digiarte 2007 è stata curata da Lorenzo Guasti (direttore), Costanza Baldini e Francesca Sborgi]