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mercoledì, 28 febbraio 2007

Intervista a Bill Viola



Intervista a Bill Viola in occasione della sua retrospettiva al Mori Art Museum di Tokyo (14 ottobre 2006 - 8 gennaio 2007). Se non capite bene l'inglese, niente paura:ci sono i sottotitoli....in giapponese :)

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 11:13 | link | commenti (1)
categorie: video
martedì, 27 febbraio 2007

Per chi pensa che l'arte si trovi solo nei musei



Nessuno se n'è accorto, ma l'oscurità pratese è stata illuminata da fari invisibili. Nè le centinaia di macchine che sono passate, nè le forze dell'ordine si sono accorte di quanto stava accadendo. Neanche lo sparuto pubblico presente, indaffarato nelle riprese e nella vigilanza riusciva a intuire. Mentre l'occhio elettronico della telecamera non poteva che registrare, l'idea era chiara solo a loro. Sono comparse in via Pietro Nenni a Prato in prossimità del parcheggio scambiatore LAM tre enormi pitture murali. I responsabili di questo gesto sono in primo luogo Blu ed Ericailcane, autori materiali delle 'imbrattature', con la complicità, morale e fattiva, dello Spaziorazmataz. L'intento è stato quello di ricostruire in video, le condizioni d'esistenza di un'arte che deve vivere inequivocabilmente altrove. La strada ne è la condizione indispensabile, la galleria una condizione contingente, il rischio uno stile di vita.
Blu ed Ericailcane hanno scelto l'illegalità come indirizzo di una specifica politica espositiva. L'asetticità di questo luogo indoor è in aperto contrasto con l'estetica rozza degli incredibili documenti filmati, con il tratto dei due pittori solo apparentemente grossolano. Ciò che stupisce è che i tre murales sembrano già far parte di questa città fatta di antiche pietre e plastiche moderne, in bilico tra ulivi e capannoni industriali. Le azioni dei due pittori sono sempre le stesse: bidoni di idropittura bianca, lattine di colore nero da diluire, vestiti d'ordinanza (felpe luride di vernice), maschere da rapinatori surrealisti, pertiche telescopiche per raggiungere la cima del muro prescelto, rulli per stendere con maggiore rapidità il colore, doti equilibirstico-acrobatiche da trapezisti bulgari per saltare in alto o rimanere appesi. Il resto deriva dalla consuetudine, tanto prodigiosa quanto maniacale, con il disegno, con l'esperienza maturata in anni di pittura itinerante in giro per il mondo, ormai abituati ad ogni tipo di superficie, ad ogni tipo di architettura. Il loro talento resta inspiegabile, genera sempre stupore, inaspettata ammirazione per chi vi si trovi davanti.
Hanno dipinto i murales pratesi in due interventi distinti, dando piena libertà al loro stile, perchè il disegno, in quanto progetto di un universo alternativo, resta un'idea chiara solo a loro, che ha trovato forma nell'ipotesi di una sovversione in mostra. Blu ed Ericailcane hanno partecipato a numerose mostre nazionali ed internazionali, su specifico invito o senza attendere alcun permesso.


Il video realizzato in quelle leggendarie notti è visibile qui.

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 14:31 | link | commenti
categorie:
lunedì, 26 febbraio 2007

C'è finito anche Thom Yorke...



...nelle bellissime foto in sequenza realizzate da Greg Williams per la campagna sociale Make Trade Fair.



Anche Michael Stipe poverino!

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 09:45 | link | commenti
categorie: brevi, rh
giovedì, 22 febbraio 2007

SOUP CAN. AS ART?

Per tradizione i film che parlano di artisti e pittori sono sempre dei tristi e inutili fallimenti salvo rare eccezioni, (Pollock, Basquiat). Ancor più difficile è interpretare Andy Warhol. Personaggio indecifrabile già in vita, timidissimo fin quasi a sembrare stupido, ma capace di riflessioni così acute da risultare profetiche come l’ormai celebre ‘Nel futuro saranno tutti famosi per 15 minuti’, frase che ha anticipato gli orrori del grande fratello, talk show e simili. I film in cui appare Andy Warhol, interpretato da altri, sono essenzialmente tre: Basquiat (1996), Ho sparato ad Andy Warhol (1996) e Factory Girl (2007).




In ‘Basquiat’ Warhol era David Bowie, a mio parere un enorme errore di miscasting perché il personaggio-Bowie nonostante la buona volontà superava Warhol, per cui tutti dicevano ‘uh guarda Bowie che fa Warhol’ e addio film. Comunque, considerato a posteriori, meno peggio di quanto si potesse paventare. (Warhol meets Basquiat)
Qui un bel video in cui la musica jazz e poi hip hop vengono messe a confronto con la pittura di Basquiat e in effetti niente di più filologicamente azzeccato. Insomma si capisce che dietro a questo film c’era una mente che sapeva quello che faceva, il regista ha avuto delle buone idee dobbiamo dargliene atto.




Nel 1968 la star della pop art Andy Wharol viene ferito gravemente da Valerie Solanas, femminista militante frustrata perché nessuno prende troppo sul serio le sue fatiche letterarie.



Premio Speciale della Giuria al Sundance Film Festival del 1996 per la migliore attrice protagonista, Ho Sparato a Andy Warhol è il lungometraggio con il quale Mary Harron, già giornalista e regista di programmi televisivi, debutta come sceneggiatrice e regista per il grande schermo. Formatasi come critico di musica rock in Inghilterra, la Harron scrisse per il Melody Maker ed il New Musical Express la storia dei Velvet Underground e quella di Andy Warhol e della sua Factory, un uomo ed un mondo che la avevano da sempre affascinata e che ora fanno da sfondo, ma non solo, alle vicende di Valerie Solanas, il personaggio chiave del suo film d'esordio.
Interpretata da una bravissima Lili Taylor, la cui recitazione convulsa e sopra le righe risulta necessariamente appiattita dal doppiaggio italiano, Valerie Solanas, figura simbolo per i movimenti femministi più intransigenti ed estremisti d'America, è la donna che, dopo il fallimento di tutti i suoi ideali, schiacciata dal peso di ciò che Andy Warhol stava rappresentando nella sua vita, cercò di uccidere con un colpo di pistola il re della pop art. Lesbica, prostituta, scrittrice di romanzi dal linguaggio crudo e osceno, fondatrice dello SCUM, Society for Cutting Up Men, e autrice dello SCUM Manifesto, Valerie Solanas, fermamente convinta dell'inutilità della figura maschile e della possibilità di una società fatta di sole donne, propugnava l'eliminazione fisica degli uomini. Ma accanto all'attivista militante, descritta del resto come un'esaltata dalla stessa Harron, c'è la donna fragile, la cui instabilità mentale è resa ancor più accentuata dal contatto con la dimensione irreale della Factory di Warhol, ed è questa, in fondo, la Valerie Solanas che Ho Sparato a Andy Warhol tende a mostrarci, una donna che arriva a premere il grilletto non per cominciare a mettere in pratica quanto aveva teorizzato nel suo manifesto, ma in quanto sopraffatta dalla sua stessa fragilità.



E' il personaggio di Andy Warhol, però, e più ancora la rappresentazione della sua Factory, fucina di giovani talenti artistici, pittori, fotografi, cineasti, tutti rigorosamente recanti ben impresso il marchio Warhol, ad interessare maggiormente, ed è evidente come anche Mary Harron la pensi così e che, in fondo, la storia di Valerie Solanas non sia niente più che un pretesto per potersi tuffare indietro nel tempo, sul finire degli anni sessanta, in un loft sulla quarantasettesima strada. E' qui, fra pareti in alluminio e pavimenti argentati, che nasce il mito che porta il nome di Warhol, un uomo potentissimo, a capo di un vero e proprio impero, che riesce a tramutare in oro tutto ciò che tocca, ma al tempo stesso, e così lo vediamo attraverso le sembianze di Jared Harris, timido, pauroso, introverso.






Factory Girl è il famoso film per cui Sienna Miller si è tagliata i capelli. Speriamo che non sia ricordato solo per questo. Dal trailer Warhol sembra un povero fighetto svampito, certo svampito lo era di sicuro ma fighetto non credo proprio. Comunque, un film già molto criticato, ancora prima di uscire, da Bob Dylan indirettamente accusato di aver in qualche modo ‘facilitato’ la morte della Edie Sedgwick (musa di Warhol) con il suo nichilismo da Rock Star durante la loro relazione. Anyway, tralasciando questi commenti da parrucchiera, spero solo che il buon Andy con tutto il suo mistero, la sua timidezza e il suo anti-appeal faccia un figura decente. Ne dubito. Per la cronaca Andy Warhol viene interpretato da un irriconoscibile Guy Pearce che, per chi non se lo ricorda, è stato il protagonista di ‘Memento’ di Nolan.

 





E ora una di quelle chicche per cui mi dovrete ringraziare nei secoli a venire un video dei Pavement ‘Sensitive Euro Man’ dalla colonna sonora di ‘I shot Andy Warhol’





In coda vorrei segnalare un libro eccezionale ‘Andy Warhol era un coatto’ di Tommaso Labranca, che non risparmia critiche all’arte del povero Warhol, ma più che altro presenta un’analisi incredibilmente precisa del fenomeno del TRASH. Anzi, è un po’ il manifesto filosofico del trash, ad Andy sarebbe sicuramente piaciuto.


Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 11:46 | link | commenti (3)
categorie: video
mercoledì, 21 febbraio 2007

Un ragazzo difficile

Lorenzo Baronti "giovine giovine, fiorentino, con uno spiccato gusto per le sonorità elettroniche, dedito alla cosiddetta micromusic, che non vuol dire un cazzo se non che il bitrate dei suoni è basso basso come quello dei giochini del game boy e dell’amiga, che probabilmente verrà utilizzato un game boy e che farà pamparipìmpumpàm" (citazione dal suo spazio su Myspace) A me più che altro sembra uno che si diverte parecchio.

 

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 09:53 | link | commenti (3)
categorie: video, brevi
martedì, 20 febbraio 2007

Schneider TM



Divulgatore dell’idioma indietronico, poptronico o glitch pop che dir si voglia, e sorta di complemento dell’umbratile weltanshauug dei Tarwater, il berlinese Dirk Dresselhaus è noto soprattutto per aver codificato in chiave digitale la There Is A Light That Never Goes Out degli Smiths, brano culto che ha unito indissolubilmente le nuove sonorità a certo pop intimista degli anni Ottanta, tra radiofrequenze e romanticismo estetizzante. Eppure il marchio Schneider TM va ben oltre ogni revivalismo di comodo: dalla pubblicazioni IDM degli esordi ora è il simbolo di un cantautorato elettro-etnico-acustico di tutto rispetto.

Blablabla, guardatevi i video



Mi piace molto Gandaf che guida il carello della spesa con la forza della mente.




Qui il suo spazio su Myspace.

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 14:02 | link | commenti (1)
categorie: video, brevi
venerdì, 16 febbraio 2007

Art is always contemporary [n.18]

Tanto per non perdere l’abitudine di questa rubrica seguita e amata da molti (ahahah). Alcuni paragoni (ce ne sono anche molti altri), forse abbastanza ovvi, per il quadro in assoluto più abusato della storia dell’Arte.


Leonardo Da Vinci, 1503-1506



Duchamp, 1919



Salvador Dalì, 1954



Robert Rauschenberg,1958



Andy Warhol, 1963

E per finire in bellezza la Monna Lisa interattiva dal sito de la Citè des Sciences di Parigi, so funny!

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 08:26 | link | commenti (2)
categorie: art is always contemporary
giovedì, 15 febbraio 2007

Santiago Sierra No Escape from Society



POLIURETANO ESPREADO SOBRE LAS ESPALDAS DE 10 TRABAJADORES Lisson Gallery Londres, R.U. Julio de 2004

Santiago Sierra, nato a Madrid nel 1966 ma residente a Città del Messico dal 1995, compie una lucida analisi del sistema economico-sociale globalizzato e lo denuncia rappresentandone senza pietà le asimmetrie. Nel suo lavoro, che utilizza diversi mezzi espressivi - dalla scultura minimalista, alla fotografia e soprattutto alla performance -, si riconosce un filo conduttore nella messa in discussione continua dei limiti del sistema della società contemporanea. La sua vocazione ricorda un po' le azioni di Beyus, o il suo quasi-omonimo Serra nell'elencazione di una serie di azioni prestabilite e minimaliste (almeno all'inizio della sua attività), ma anche parte dell'ultima body art. Una cosa è certa le sue performance più che creare scandali fine a se stessi, riescono a far riflettere sulle reali e tragiche contraddizioni della società in cui ci troviamo a vivere.




Le sue performance si risolvono spesso in un atto clandestino o vandalico rappresentato sotto gli occhi di tutti come un evento, tramite il meccanismo del ‘salario’, Sierra, cioè, paga delle persone per fare qualcosa di assurdo, solitamente persone povere. La distribuzione di una paga per pratiche umilianti rende un’amara idea mercificata dell’arte e allo stesso tempo obbliga a gettare uno sguardo sul mondo degli emarginati e su quegli invisibili ma feroci meccanismi sottesi alle relazioni economiche. Basti citare tra le azioni rimaste storiche, Linea di 250 cm tatuata su 6 persone pagate (1999), dove sei giovani disoccupati di La Havana furono pagati per farsi tatuare in modo permanente una linea sulla schiena; ricordiamo inoltre 133 persone pagate per portare i capelli tinti di biondo quando a Venezia per la Biennale del 2001 Sierra ha fatto tingere di biondo i capelli scuri di 133 ambulanti abusivi (pagati 120.000 lire ciascuno); oppure, ancora, un’opera come 10 persone pagate per masturbarsi, (2000), dove Sierra affronta con coraggio e coerenza critica il tema della sessualità, guardando al corpo come sede profonda del principio di alienazione: per questo progetto aveva pagato dieci persone per masturbarsi pubblicamente. Tra le altre opere ricordiamo il Padiglione Spagnolo alla 50° Biennale di Venezia (2003), a cui si poteva accedere solo se in possesso di un passaporto iberico; 300 tonnellate alla Kunsthaus di Bregenz (2004), una possente installazione in cemento del peso di trecento tonnellate che ha portato agli estremi le capacità strutturali del museo, al punto che potevano entrare solo quaranta visitatori alla volta; e, infine, la partecipazione alla 51° Biennale di Venezia con una installazione in cui una voce scandisce i nomi dei paesi che non hanno partecipato alle varie edizioni ed elenca dettagli tecnici e finanziari del “sistema Biennale”: ne emerge una lettura critica, in cui l’istituzione è vista sotto un profilo politico-economico, che fa passare il valore artistico in secondo piano.

 

Biennale 2001


'200 personas remuneradas para se tenidas de rubio', 2001


Biennale 2003



Biennale 2005


Santiago Sierra non manca di criticare la struttura stessa del sistema dell’arte, analizzandone forma e organizzazione, e allo stesso tempo costringendo i suoi protagonisti e spettatori a porsi di nuovo a confronto con la vita reale: con 68 persone pagate per bloccare un ingresso al museo (2000), in occasione dell’inaugurazione del festival internazionale dell’arte presso il Museum of Contemporary Art di Pusan in Korea, 68 disoccupati sono stati pagati per fare un “sit-in” di 3 ore davanti all’ingresso del museo riportando cartelli che annunciavano la paga ricevuta per l’azione; o ancora Una persona pagata per 360 ore di lavoro consecutivo (2000) quando al P.S.1. di New York una persona è stata pagata per rimanere due settimane di seguito reclusa dietro un muro di mattoni, con un unico spiraglio da cui riceveva cibo, mentre il resto del museo rimaneva vuoto.



100 PERSONAS ESCONDIDAS Calle Dóctor Fourquet. Madrid, España. Noviembre de 2003

Dopo avere coinvolto nei suoi progetti numeri sempre variabili di persone, in una delle sue ultime performance in Italia a Trento tutta l’attenzione si concentra su … una persona… L’artista Santiago Sierra, ha proposto tra ottobre 2005 e il gennaio 2006 presso la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento il suo primo progetto specifico per uno spazio pubblico italiano. Una sola persona per volta viene fatta entrare nella galleria vuota, percorre circa 600 metri, solo per accorgersi che non c’è via d’uscita ed è quindi costretta a ripercorrere all’indietro la strada.

Qui un'intervista realizzata in quell'occasione.



Il Sito Ufficiale consigliatissimo

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 12:21 | link | commenti
categorie: monography
mercoledì, 14 febbraio 2007

Stand up straight let me get a look at you

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 09:02 | link | commenti
categorie: video, brevi
martedì, 13 febbraio 2007

Un post a tema

Per approfondire l'opera di Jean Francois Bauret, ici.

Who would be the psychologist of NicoleDiver alle ore 16:16 | link | commenti (2)
categorie: brevi