
Intervista a Bill Viola in occasione della sua retrospettiva al Mori Art Museum di Tokyo (14 ottobre 2006 - 8 gennaio 2007). Se non capite bene l'inglese, niente paura:ci sono i sottotitoli....in giapponese :)

Nessuno se n'è accorto, ma l'oscurità pratese è stata illuminata da fari invisibili. Nè le centinaia di macchine che sono passate, nè le forze dell'ordine si sono accorte di quanto stava accadendo. Neanche lo sparuto pubblico presente, indaffarato nelle riprese e nella vigilanza riusciva a intuire. Mentre l'occhio elettronico della telecamera non poteva che registrare, l'idea era chiara solo a loro. Sono comparse in via Pietro Nenni a Prato in prossimità del parcheggio scambiatore LAM tre enormi pitture murali. I responsabili di questo gesto sono in primo luogo Blu ed Ericailcane, autori materiali delle 'imbrattature', con la complicità, morale e fattiva, dello Spaziorazmataz. L'intento è stato quello di ricostruire in video, le condizioni d'esistenza di un'arte che deve vivere inequivocabilmente altrove. La strada ne è la condizione indispensabile, la galleria una condizione contingente, il rischio uno stile di vita.
Blu ed Ericailcane hanno scelto l'illegalità come indirizzo di una specifica politica espositiva. L'asetticità di questo luogo indoor è in aperto contrasto con l'estetica rozza degli incredibili documenti filmati, con il tratto dei due pittori solo apparentemente grossolano. Ciò che stupisce è che i tre murales sembrano già far parte di questa città fatta di antiche pietre e plastiche moderne, in bilico tra ulivi e capannoni industriali. Le azioni dei due pittori sono sempre le stesse: bidoni di idropittura bianca, lattine di colore nero da diluire, vestiti d'ordinanza (felpe luride di vernice), maschere da rapinatori surrealisti, pertiche telescopiche per raggiungere la cima del muro prescelto, rulli per stendere con maggiore rapidità il colore, doti equilibirstico-acrobatiche da trapezisti bulgari per saltare in alto o rimanere appesi. Il resto deriva dalla consuetudine, tanto prodigiosa quanto maniacale, con il disegno, con l'esperienza maturata in anni di pittura itinerante in giro per il mondo, ormai abituati ad ogni tipo di superficie, ad ogni tipo di architettura. Il loro talento resta inspiegabile, genera sempre stupore, inaspettata ammirazione per chi vi si trovi davanti.
Hanno dipinto i murales pratesi in due interventi distinti, dando piena libertà al loro stile, perchè il disegno, in quanto progetto di un universo alternativo, resta un'idea chiara solo a loro, che ha trovato forma nell'ipotesi di una sovversione in mostra. Blu ed Ericailcane hanno partecipato a numerose mostre nazionali ed internazionali, su specifico invito o senza attendere alcun permesso.

Il video realizzato in quelle leggendarie notti è visibile qui.

...nelle bellissime foto in sequenza realizzate da Greg Williams per la campagna sociale Make Trade Fair.

Anche Michael Stipe poverino!
Per tradizione i film che parlano di artisti e pittori sono sempre dei tristi e inutili fallimenti salvo rare eccezioni, (Pollock, Basquiat). Ancor più difficile è interpretare Andy Warhol. Personaggio indecifrabile già in vita, timidissimo fin quasi a sembrare stupido, ma capace di riflessioni così acute da risultare profetiche come l’ormai celebre ‘Nel futuro saranno tutti famosi per 15 minuti’, frase che ha anticipato gli orrori del grande fratello, talk show e simili. I film in cui appare Andy Warhol, interpretato da altri, sono essenzialmente tre: Basquiat (1996), Ho sparato ad Andy Warhol (1996) e Factory Girl (2007).

In ‘Basquiat’ Warhol era David Bowie, a mio parere un enorme errore di miscasting perché il personaggio-Bowie nonostante la buona volontà superava Warhol, per cui tutti dicevano ‘uh guarda Bowie che fa Warhol’ e addio film. Comunque, considerato a posteriori, meno peggio di quanto si potesse paventare. (Warhol meets Basquiat)
Qui un bel video in cui la musica jazz e poi hip hop vengono messe a confronto con la pittura di Basquiat e in effetti niente di più filologicamente azzeccato. Insomma si capisce che dietro a questo film c’era una mente che sapeva quello che faceva, il regista ha avuto delle buone idee dobbiamo dargliene atto.
Nel 1968 la star della pop art Andy Wharol viene ferito gravemente da Valerie Solanas, femminista militante frustrata perché nessuno prende troppo sul serio le sue fatiche letterarie.
Interpretata da una bravissima Lili Taylor, la cui recitazione convulsa e sopra le righe risulta necessariamente appiattita dal doppiaggio italiano, Valerie Solanas, figura simbolo per i movimenti femministi più intransigenti ed estremisti d'America, è la donna che, dopo il fallimento di tutti i suoi ideali, schiacciata dal peso di ciò che Andy Warhol stava rappresentando nella sua vita, cercò di uccidere con un colpo di pistola il re della pop art. Lesbica, prostituta, scrittrice di romanzi dal linguaggio crudo e osceno, fondatrice dello SCUM, Society for Cutting Up Men, e autrice dello SCUM Manifesto, Valerie Solanas, fermamente convinta dell'inutilità della figura maschile e della possibilità di una società fatta di sole donne, propugnava l'eliminazione fisica degli uomini. Ma accanto all'attivista militante, descritta del resto come un'esaltata dalla stessa Harron, c'è la donna fragile, la cui instabilità mentale è resa ancor più accentuata dal contatto con la dimensione irreale della Factory di Warhol, ed è questa, in fondo,

E' il personaggio di Andy Warhol, però, e più ancora la rappresentazione della sua Factory, fucina di giovani talenti artistici, pittori, fotografi, cineasti, tutti rigorosamente recanti ben impresso il marchio Warhol, ad interessare maggiormente, ed è evidente come anche Mary Harron la pensi così e che, in fondo, la storia di Valerie Solanas non sia niente più che un pretesto per potersi tuffare indietro nel tempo, sul finire degli anni sessanta, in un loft sulla quarantasettesima strada. E' qui, fra pareti in alluminio e pavimenti argentati, che nasce il mito che porta il nome di Warhol, un uomo potentissimo, a capo di un vero e proprio impero, che riesce a tramutare in oro tutto ciò che tocca, ma al tempo stesso, e così lo vediamo attraverso le sembianze di Jared Harris, timido, pauroso, introverso.

Factory Girl è il famoso film per cui Sienna Miller si è tagliata i capelli. Speriamo che non sia ricordato solo per questo. Dal trailer Warhol sembra un povero fighetto svampito, certo svampito lo era di sicuro ma fighetto non credo proprio. Comunque, un film già molto criticato, ancora prima di uscire, da Bob Dylan indirettamente accusato di aver in qualche modo ‘facilitato’ la morte della Edie Sedgwick (musa di Warhol) con il suo nichilismo da Rock Star durante la loro relazione. Anyway, tralasciando questi commenti da parrucchiera, spero solo che il buon Andy con tutto il suo mistero, la sua timidezza e il suo anti-appeal faccia un figura decente. Ne dubito. Per la cronaca Andy Warhol viene interpretato da un irriconoscibile Guy Pearce che, per chi non se lo ricorda, è stato il protagonista di ‘Memento’ di Nolan.
E ora una di quelle chicche per cui mi dovrete ringraziare nei secoli a venire un video dei Pavement ‘Sensitive Euro Man’ dalla colonna sonora di ‘I shot Andy Warhol’
In coda vorrei segnalare un libro eccezionale ‘Andy Warhol era un coatto’ di Tommaso Labranca, che non risparmia critiche all’arte del povero Warhol, ma più che altro presenta un’analisi incredibilmente precisa del fenomeno del TRASH. Anzi, è un po’ il manifesto filosofico del trash, ad Andy sarebbe sicuramente piaciuto.

Lorenzo Baronti "giovine giovine, fiorentino, con uno spiccato gusto per le sonorità elettroniche, dedito alla cosiddetta micromusic, che non vuol dire un cazzo se non che il bitrate dei suoni è basso basso come quello dei giochini del game boy e dell’amiga, che probabilmente verrà utilizzato un game boy e che farà pamparipìmpumpàm" (citazione dal suo spazio su Myspace) A me più che altro sembra uno che si diverte parecchio.

Divulgatore dell’idioma indietronico, poptronico o glitch pop che dir si voglia, e sorta di complemento dell’umbratile weltanshauug dei Tarwater, il berlinese Dirk Dresselhaus è noto soprattutto per aver codificato in chiave digitale
Blablabla, guardatevi i video
Mi piace molto Gandaf che guida il carello della spesa con la forza della mente.
Qui il suo spazio su Myspace.
Tanto per non perdere l’abitudine di questa rubrica seguita e amata da molti (ahahah). Alcuni paragoni (ce ne sono anche molti altri), forse abbastanza ovvi, per il quadro in assoluto più abusato della storia dell’Arte.

Leonardo Da Vinci, 1503-1506

Duchamp, 1919


Robert Rauschenberg,1958

Andy Warhol, 1963

POLIURETANO ESPREADO SOBRE LAS ESPALDAS DE 10 TRABAJADORES Lisson Gallery Londres, R.U. Julio de 2004
Santiago Sierra, nato a Madrid nel 1966 ma residente a Città del Messico dal 1995, compie una lucida analisi del sistema economico-sociale globalizzato e lo denuncia rappresentandone senza pietà le asimmetrie. Nel suo lavoro, che utilizza diversi mezzi espressivi - dalla scultura minimalista, alla fotografia e soprattutto alla performance -, si riconosce un filo conduttore nella messa in discussione continua dei limiti del sistema della società contemporanea. La sua vocazione ricorda un po' le azioni di Beyus, o il suo quasi-omonimo Serra nell'elencazione di una serie di azioni prestabilite e minimaliste (almeno all'inizio della sua attività), ma anche parte dell'ultima body art. Una cosa è certa le sue performance più che creare scandali fine a se stessi, riescono a far riflettere sulle reali e tragiche contraddizioni della società in cui ci troviamo a vivere.

Le sue performance si risolvono spesso in un atto clandestino o vandalico rappresentato sotto gli occhi di tutti come un evento, tramite il meccanismo del ‘salario’, Sierra, cioè, paga delle persone per fare qualcosa di assurdo, solitamente persone povere. La distribuzione di una paga per pratiche umilianti rende un’amara idea mercificata dell’arte e allo stesso tempo obbliga a gettare uno sguardo sul mondo degli emarginati e su quegli invisibili ma feroci meccanismi sottesi alle relazioni economiche. Basti citare tra le azioni rimaste storiche, Linea di
Biennale 2001



'200 personas remuneradas para se tenidas de rubio', 2001
Biennale 2003

100 PERSONAS ESCONDIDAS Calle Dóctor Fourquet. Madrid, España. Noviembre de 2003
Dopo avere coinvolto nei suoi progetti numeri sempre variabili di persone, in una delle sue ultime performance in Italia a Trento tutta l’attenzione si concentra su … una persona… L’artista Santiago Sierra, ha proposto tra ottobre 2005 e il gennaio 2006 presso
Qui un'intervista realizzata in quell'occasione.

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