
Self portrait, 1988, l'ultimo ritratto di Mapplethorpe prima di morire
Come non amare Robert Mapplethorpe un artista così devoto alla ricerca della Bellezza. A volte di fronte ad opere che cercano di stupire o di scandalizzare il loro peraltro affezionatissimo e bramoso pubblico, mi trovo spesso a pensare che ha osato molto di più lui e con uno stile, una classe e un’innocenza veramente rari, che lo fanno oggi amaramente rimpiangere. La sua attività copre solo un decennio, gli anni ottanta, in cui però riuscì a imporsi per sempre nei cuori dell'arte contemporanea.

Il grande e trasgressivo fotografo americano scomparso di recente, è riuscito a creare soprattutto negli ultimi anni della sua vita, un mondo di persone e oggetti che esprimono la sua costante ricerca della Bellezza. Il suo rigoroso bianco e nero identifica forme che si collocano nello spazio con un’eccezionale naturalezza. Il corpo nudo maschile è il pretesto per una ricognizione sulla forma, sulle sue infinite possibilità. La fotografia molto morbida sembra accarezzare la pelle dei modelli creando degli esempi di perfezione. Lo stesso contrasto tra il bianco e nero si arricchisce delle tonalità di grigi che rende la superficie dei soggetti quasi tattile. Certamente l’indagine sul corpo maschile ha in lui uno dei migliori esempi della fotografia mondiale, ma nello stesso tempo e sullo stesso piano ci sono i fiori. Questi hanno una grande tradizione non soltanto nell’arte europea, ma anche in quella americana soprattutto per merito di Georgia O’ Keefe.

I lavori di Mapplethorpe contengono questa memoria, ma nello stesso tempo mettono maggiormente in luce non tanto i valori tonali, quanto piuttosto la loro sensualità. Per il fotografo bellezza e sensualità sono sinonimi. La ricerca dell’una implica l’altra e viceversa. Se alla base vi è una ricerca della forma, l’istinto fondamentale è diretto verso un concetto di bellezza che fa parte di tutte le creature viventi e irradia la sua energia anche sugli oggetti che ci circondano. E sono le forme angolari e rotonde a prevalere, così come il rapporto tra il bianco e nero non é certo costruito su di una rigida opposizione quanto piuttosto sulla complementarietà. Questo è il principio che è all’origine della fotografia di Mapplethorpe. Tutte le forme viventi costituiscono un tutt’uno con il mondo. Il mondo del fotografo americano possiede una classicità che lo avvicina alla grande arte rinascimentale, sicuramente alla plasticità di Michelangelo.

I Prigioni, Michelangelo
Pur in una visione laica ma è chiaro che dietro le fotografie in bianco e nero vi è un totale rispetto per la vita, un’idea quasi religiosa. E tutto vi rientra, anche le stranezze e le trasgressioni che certamente appartenevano all’arte di Mapplethorpe, ma che nei lavori vengono sublimate, quasi trascese. In questa prospettiva si apre una visione di grande semplicità e chiarezza. Il senso della vita è

Edouard Manet, Le Déjeuner sur l’herbe,

Pablo Picasso, Le Déjeuner sur l'herbe, 1960

Anthony Caro, Le Déjeuner sur l'herbe II, 1989

Diane Arbus, Jewish Giant at home with his parents, 1970

Tim Burton, Big Fish, 2003
(Grazie ad un prezioso suggerimento di Sand)

Diane Arbus, Identical Twins, Roselle, New York, 1967.

Stanley Kubrick, Shining, 1980.
(La foto della Arbus fa parte della collezione personale di Stanley Kubrick)
Floria Sigismondi è nata a Pescara nel 1965, figlia di due cantanti lirici, in Italia. All’età di due anni si trasferisce in Canada, installandosi nella cittadine industriale di Hamilton, Ontario. Nel 1987 si trasferisce a Toronto, dove studia pittura e arte al Ontario College d’Arte. Dopo essersi laureata in pittura, comincia quella che sarà una fortunata carriera di fotografa di moda, e dopo un anno diventa una regista di successo di video musicali. I suoi lavori più recenti la vedono esporre fotografie e video installazioni (Toronto e New York), pubblicazioni editoriali, fra le altre, anche di sue fotografie (Italia, Germania, New York) e inoltre ha diretto il suo primo lungometraggio. La ricordiamo per aver coraggiosamente affrontato il panorama artistico e multimediale, a livello nazionale e internazionale.
"Ho avuto un rapporto conflittuale con la religione che ho manifestato nel mio lavoro in passato, ispirato dai miei trascorsi giovanili – scuola cattolica per ragazze, cresciuta con un padre ateo ed una madre che stava per farsi suora. In questo momento non ne sono molto coinvolta, ma alcune icone continuano ad emergere nel mio lavoro. Le mie opere sono violente, io non cerco scuse. L’artista è il guerriero, il profeta coraggioso di ciò che la gente può non voler vedere, ma che vi si addentra ad ogni costo. Per questo penso che il mio lavoro sia terapeutico"
Untitled#1, Sigur Ros
L’universo creativo di Floria Sigismondi viene definito da molti semplicemente inquietante. Ma mi sembra necessario non fermarsi all’analisi superficiale delle sue immagini. Per comprendere fino in fondo i suoi scatti e i suoi video, infatti, è opportuno rimettere in ordine tutte le influenze estetiche che hanno nutrito la cifra creativa di questa artista. Nei suoi clip, in particolar modo, è riscontrabile una notevole attenzione nei confronti dell’apparato scenografico e costumistico, apparato di chiarissimo stampo teatrale. A questa pirotecnica tendenza a "spettacolarizzare", con cura maniacale, le immagini si aggiunge una travolgente componente pittorica che sembra essere collocabile in una dimensione post-surrealista. Il lavoro multi disciplinare di Floria Sigismondi passa attraverso la cinematografia, la video-arte, la fotografia e la scultura. Incorporando film delle origini ed estetiche pittoriche, Floria crea un ipersurrenalismo basata sulla figura, usando immagini che ricava dallo stato di sonno allucinato. I suoi video si mescolano completamente con le sue serie fotografiche, e le sue immagini fotografate si traducono naturalmente in sculture e forme mediatiche eterogenee. Poetiche e a volte macabre, le immagini di Floria si piazzano in uno stato teatrale, che è sia narrativo sia esplicitamente visivo, con influenze che vanno da Hans Belmer alla cultura mitologica greca. Floria sperimenta gli effetti della scienza sulla nostra esperienza corporale contemporanea, e propone una visione indefinita del futuro; con i progressi nella biotecnologia, tratta di aspettative complesse, misteriose, agghiaccianti e inesorabili. Floria è cresciuta a Toronto, come David Cronenberg, che ha anche fotografato e con cui ha più di un’analogia. In "Inseparabili" (Dead Ringers) ricorre l’uso di strumenti medici come strumenti di tortura e che diventano oggetti d’arte. Anche lei sembra vedere il lato minaccioso e mostruoso di apparecchi ortopedici e medici.

Ecco il giovane Marilyn Manson in una delle immagini che ce lo hanno reso caro.
The End of the World, Cure
Alcune deformazioni ricordano chiaramente l’arte di Francis Bacon ma tutto il surrealismo (pittorico e filmico) entra con vigore nelle corde di un’autrice il cui sguardo sembra essere nobilmente colto. Anche il cinema contemporaneo deve aver toccato profondamente l’animo e la mente di Floria Sigismondi. Un nome tra molti: David Lynch. I video dell’artista di origine italiana sono degli incubi deliranti e certamente sono caratterizzati da misteriose atmosfere lynchiane, simili a quelle di Eraserhead, The Elephant Man, Cuore Selvaggio e Strade perdute. Inoltre un’evidente dilatazione espressionista rimanda il pensiero alle avanguardie cinematografiche del novecento, mentre per quel che riguarda l’arte contemporanea si percepisce l’influenza di Orlan e della Body Art. Floria Sigismondi ha firmato video clip per grandi nomi del rock a cominciare da David Bowie (Little Wonder e Dead Man Walking, nel 1997). Ma è stato con Marilyn Manson che il suo nome si è imposto prepotentemente all’attenzione degli appassionati del settore. Per Manson ha diretto, nel 1996, The Beautiful People e Tourniquet, due video che l'hanno definitivamente lanciata come una degli artisti più interessanti nella videoarte. Delle sue ultime produzioni mi hanno particolarmente impressionato le sue "versioni visuali" di Untitled #1 dei Sigur Ros (2003) e di The End of The World dei Cure (2004).
Bom Bom Bom per i Living Things, il cui cantante Lillian Berlin è anche il marito di Floria e il padre della loro bimba, speriamo che tutto questo amore non influisca sugli incubi di Floria che, come dire, a noi stanno molto a cuore.
Tra le molteplici interessanti prove di Floria Sigismondi vorrei anche segnalarvi il video di Fighter, brano portato al successo da Christina Aguilera. L’autrice, infatti, si confrontava con una cantante di cassetta che evidentemente, nell’occasione della promozione del brano in questione, aveva bisogno di prodotto audiovisivo in grado di scioccare il suo abituale pubblico e di catturarne dell’altro. Il clip è di straordinaria fattura. Sensazioni profonde di cupezza avvolgono le immagini, a livello fotografico molto ben congegnate. Il video è fortemente dark e estetizzante ed è supportato anche da un’abile montaggio che alterna primissimi piani di Christina Aguilera (la star deve essere sempre riconoscibile nei clip…) a campi più ampi che scoprono allo sguardo del fruitore un universo sotterraneo energicamente visionario.
Fighter, Christina Aguilera

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Da ormai molti anni Bérangère Haegy compone le sue immagini digitali attraverso la fusione ed il "maquillage", a partire da elementi tratti dalla realtà. Elabora così dei complessi montaggi, in cui il reale si confronta al suo immaginario di creatrice, alla sua sensibilità ed ai suoi fantasmi. Fino ad oggi, la ricerca dell’artista ha portato essenzialmente a delle bambole disarticolate/articolate con inserti di corpi viventi (seni, pancia, gambe, labbra, sguardi…), approfondendo così il tema della femminilità. Bérangère Haegy pratica ciò che lei chiama "fusione": grazie a dei sistemi informatici, mischia, assembla, trasforma delle immagini eteroclite. Crea così delle opere provocatorie, che chiamano in causa l’inconscio, il suo così come quello dello spettatore. Da questa vertigine, sgorga l’emozione ed una strana bellezza. L’artista ha lavorato anche sui volti delle Madonne o su dei Cristi in legno, rivelando così una parte di mistero legata alle credenze popolari partenopee. L’opportunità che le è stata offerta di poter fotografare le cere anatomiche del Museo della Specola di Firenze, le ha permesso di far evolvere il suo lavoro e di poter cambiare registro. Di fronte alle cere anatomiche, già toccanti in se stesse, non era più possibile praticare la fusione tra «carne e materia». L’artista plastica ha perciò avvicinato esplicitamente il legame che unisce la vita e la morte. Legame che passa attraverso il desiderio e l’erotismo. Eros e Thanatos. Le opere nate con questa procedura, di grande bellezza formale, creano un effetto sorprendente, che riporta alla domanda essenziale.

La frase enigmatica di Georges Bataille, "’erotismo è l’approvazione della vita anche nella morte", punta il dito sulla tragedia di un desiderio che può arrivare, a forza di volere il proprio oggetto, fino a distruggerlo. Eros, forza che collega gli opposti o i contrari (il mio corpo è separato dal tuo), dovrà prima o poi affrontare Thanatos, suo specchio crudele, suo smorfioso gemello. La meditazione dello scorticato o dello scheletro è un luogo comune dell’edificazione religiosa – memento mori e rappresentazione di "vanità", giustifica la saggezza sarcastica del vecchio –; Corneille avvertiva la Marchesa della prossima estinzione dei suoi fuochi. Ma simili anticipazioni possono al contrario eccitare la frenesia degli amanti – non aspettate a giacere, cogliete subito l’eros della vita! Gran parte dell’amore si gioca a fior di pelle. Erotismo superficiale? Le carezze, lo scivolare del tessuto sulla carne eccitano più della banale nudità. L’uomo è l’unico animale che gode dello strip-tease, ma fin dove condurlo? Uno spogliarello eccessivo finisce per suscitare disgusto. Io amo alla follia la curva delle tue reni, non le interiora, la forma dei tuoi seni, non la ghiandola mammaria… I desideri tuttavia non si fermano alla pelle, alla lingua, al sesso, lo sguardo vuole penetrare, addentrarsi in una profondo intrecciarsi. Ed ogni abbraccio oscilla tra le ricerche contraddittorie della superficie e della profondità. Si può amare fino all’osso ? Incrociando i corpi con alcuni campioni di cere anatomiche ispirate a Vésale (famoso anatomista del '500), le nudità castamente fotografate da Bérengère ci rinviano ironicamente il nostro sguardo.



Her Royal Highness The Queen Elizabeth by Lucien Freud, 2001
Anche questo un ritratto NON ufficiale

Henri Toulouse-Lautrec La toilette 1896

Intimacy, 2001, Patrice Chéreau

BANKSY è un genio si capisce subito. E’ uno che un giorno ha deciso di essere un’artista e di conseguenza ha portato le proprie opere nei musei, fisicamente intendo. Le ha incollate alle pareti e lì per lì nessuno se n’è accorto, quadri apparentemente ‘in stile’ se non fosse per piccoli ma significativi particolari…

...ehm...

...

Vedere per credere, nel suo sito il ‘topo di Bristol’ Banksy, che pare essere cresciuto a pane e Radiohead, ha messo on-line i filmati delle sue ultime prodezze, ‘Paranoid Picture’. Banksy non è un rivoluzionario è un sovversivo, vuole cioè cambiare il sistema dall’interno, mimetizzandosi con il linguaggio usato dal sistema: quadri, graffiti, stencil, lo street-artist-super-eroe per cui facciamo tutti il tifo.


L’ultimo recente colpaccio alla Banksy è avvenuto nei negozi di musica. Il nostro eroe ha infatti sostituito alcuni cd di Paris Hilton, esatto proprio lei, con altri in cui la novella cantante era in topless invece che in bikini. Ha stampato 500 copie del nuovo cd e le ha distribuite in diversi negozi di musica del Regno Unito. Non avendo cambiato il codice a barre, tante persone che volevano comprare il cd della Hilton, hanno invece acquistato il prodotto taroccato. Ma il lavoro del graffitaro non è finito qui. Banksy ha cambiato l'interno della copertina nella quale vengono sponsorizzati, oltre alle canzoni vere dell'ereditiera, diversi pezzi che ironicamente s'intitolano «Why am I Famous?» (Perchè sono famosa?"), «What Have I Done?» (Che cosa ho fatto?), «What I am for?» (A che servo?). Anche le foto all'interno dell'album sono state modificate: in un'immagine che mostrava la Hilton scendere da una lussuosa macchina, Banksy ha aggiunto un numero indeterminato di mendicanti che circondano la bella Paris. Anche il Cd è stato sostituito: chi per caso s'imbattesse in questa opera taroccata, non ascolterebbe più la candida voce della Hilton e le sue canzoni pop, ma una musica remixata dell'artista «Dm» che potrebbe essere Danger Mouse dei Gnarls Barkley.
Ecco il nostro eroe senza volto all'opera: